Quella sinfonia stonata di Marta al Carlo Felice

(...) Quindi ha preso di petto il conflitto con i sindacati, convocando i «tavoli» e scongiurando (a parole) gli scioperi: «La prima ci sarà comunque. Anche in jeans» ha sentenziato. E poco importa se Marta, come «prima» intendeva se stessa, anche in jeans, e non la rappresentazione annunciata... In seguito si è occupata di inserire consiglieri di amministrazione di assoluta fiducia, di indicare - verbo che nel suo vocabolario si coniuga «ordinare» - il nome del direttore artistico e del direttore d’orchestra. Fino a ieri, quando, nel corso della seduta del cda, ha dato mandato - altro eufemismo - di «approfondire le modalità dell’affidamento al maestro Daniel Oren dell’incarico di Direttore Musicale». Sempre affermando, ovviamente, che erano tutti d’accordo con lei. Compreso Di Benedetto che, anche al tavolo delle trattative, s’è adeguato a fare la parte del «poliziotto cattivo» (e non è difficile capire chi fa la parte della «poliziotta brava»). La manovra sembra arrivata alle ultime battute: ora la presidente Vincenzi aspetta solo che il «suo» sovrintendente getti la spugna, rinunci al contratto e, in quanto dimissionario, al relativo stipendio. In questo senso Marta si comporterebbe come quel presidente del Cagliari calcio, come si chiama?, Massimo Cellino, che fa strage di allenatori costringendoli alle dimissioni e recuperando l’ingaggio. Col rischio però che, nel contrappunto, a stonare sia il Teatro dell’Opera.