Quella speranza in versi che tiene uniti i popoli

Parte domani sera alla Casa della Carità la rassegna «Poesia di confine», cinque giovedì di incontro e ascolto con i grandi poeti italiani e stranieri

Francesca Amé

«Le nazioni possono essere tenute insieme anche semplicemente accettando una sorta di interazione culturale», parola del nigeriano Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura nel 1986 e tra i più grandi drammaturghi africani. Quando pronunciò queste parole Soyinka forse pensava alla sua Nigeria, diventata indipendente dall'Inghilterra solo 45 anni fa, e per la quale tanto si adoperò nei suoi scritti. In fuga dal suo Paese dopo la degenerazione della dittatura, con una condanna a morte per tradimento sulla testa (revocata solo nel '98), Soyinka nelle sue poesie canta di uomini che vivono ai confini del mondo e che chiedono di essere ascoltati.
È con questo Nobel d'eccezione che si apre domani la rassegna «Poesia di confine» che per cinque giovedì di seguito farà riecheggiare le parole in versi di alcuni dei poeti italiani e stranieri più significativi tra le severe facciate di piazza San Fedele. Milano ha del resto dimostrato in più di un'occasione di apprezzare questo genere di incontri pubblici: questo volta - l'iniziativa è di «Progetto Italia Telecom» - il significato profondo della rassegna consiste anche nel luogo in cui è ospitato l'incontro di apertura che, come si diceva, ha per protagonista Wole Soyinka. I suoi versi saranno letti infatti in quell'auditorium della Fondazione della Casa della Carità che don Virginio Colmegna ha aperto al civico 10 di via Brambilla nel novembre dello scorso anno: con l'Africa nel cuore il Nobel parlerà di «popoli di confine» mentre Lella Costa leggerà brani di Soyinka nella casa diventata uno dei simboli dell'incontro e dell'accoglienza verso chi soffre (ore 21, ingresso libero).
Domani sera sarà anche illustrato il programma che Nicola Crocetti, editore e direttore della rivista «Poesia», ha messo in piedi per l'occasione: il poeta foggiano Joseph Tusiani, oggi ottantunenne ma un tempo giovane emigrante negli Stati Uniti , interverrà (16 giugno) sul tema «Dal vecchio al nuovo mondo» mentre una poetessa dalla pelle diafana celebrerà le terre di confine: è Merja Virolainen e parlerà (23 giugno) con don Colmegna e Nicola Crocetti, della sua sperduta Finlandia . Milanesissimo invece l'incontro poetico di fine mese (30 giugno): i due più importanti poeti viventi in città, Alda Merini e Franco Loi, interverranno sul tema «lingua della visione, lingua della terra». Alda alternerà le sue liriche al gergo dialettale di Loi, poeta che è riuscito a trasformare il milanese in lingua universale e vitalissima. Del labile confine che separa il classico con la modernità si discuterà leggendo i versi del poeta ellenico Nasos Vaghenàs (7 luglio) mentre l'incontro conclusivo (14 luglio) è lasciato alle parole del giovane poeta friulano Pierluigi Cappello, sulla sedia a rotelle da quando aveva 16 anni.