Quella svolta autoritaria invocata a sinistra

Mettete insieme la chiusura politica del 2006 con l’apertura politica del 2007. Aggiungete passività conformistica con cui i giornalisti della conferenza stampa di fine d’anno di Romano Prodi hanno reagito all’elusività ostentata del Presidente del Consiglio. Fate la somma. Ed il risultato è il rischio che la svolta per il prossimo anno promessa dal capo del governo non riguardi la ripresa economica ma una stretta di tipo autoritario da parte del centrosinistra.
L’anno vecchio si è concluso con la promulgazione della Finanziaria delle tasse, della vendetta sociale e della norma salva-corrotti. E con il concomitante varo del decreto che ha tagliato, dalla manovra economica su cui il governo ha posto e ottenuto la fiducia, il contestato codicillo che avrebbe assicurato l’impunità agli amministratori disinvolti dei Ds e della Margherita.
A sua volta l’anno nuovo si è aperto con la discussione suscitata dalla singolare proposta lanciata da Eugenio Scalfari a Romano Prodi di diventare dittatore di salute pubblica per i prossimi cinque mesi. Tutto allo scopo di salvare la Repubblica dallo «sfarinamento e dal dominio delle lobbies».
Ora prendete l’evidente forzatura delle regole democratiche compiuta dal governo varando un decreto per modificare una legge non ancora promulgata. Una forzatura che ha dimostrato come il governo non sia disposto a scavalcare qualsiasi regola pur di raggiungere il proprio scopo. Affiancate a tanta disinvoltura la circostanza che l’inizio del 2007 sia contrassegnato dall’interesse suscitato dall’idea del «dittatore di salute pubblica» proposta da Scalfari a Prodi. Cioè che all’indomani di atti che forzano le norme democratiche da parte del governo, voci autorevoli sollecitino proprio il presidente del Consiglio ad assumere atteggiamenti di tipo dittatoriale. Aggiungete, infine, che la stragrande maggioranza della grande stampa italiana, come ha dimostrato la conferenza di fine d’anno di Prodi, è pronta a compiacere in ogni modo i comportamenti futuri dell’esecutivo.
E tirate una conclusione inquietante per l’andamento del prossimo anno. C’è il rischio, in sostanza, che la svolta di Prodi sia una svolta autoritaria. E che tutto avvenga con il consenso del media che contano sempre più inchiodati al loro ruolo di «fabbrica del consenso» del centrosinistra.