Quella trappola per svendere Finmeccanica

Le voci su tangenti che sarebbero girate intorno a singoli affari di Finmeccanica non stupiscono: è evidente come un certo rapporto tra corruzione e politica non sia stato superato negli ultimi decenni

Le voci su tangenti che sarebbero girate intorno a singoli affari di Finmeccanica non stupiscono: è evidente come un certo rapporto tra corruzione e politica non sia stato superato negli ultimi decenni. E ciò a causa di Mani pulite non nonostante Mani pulite. Le dimensioni patologiche della cor­ruzione non si superano se non dando re­sponsabilità a società e istituzioni, se ci affi­da politicamente ai magistrati, ai tecnici, se si restringono le basi dello Stato invece di al­­largarle, la patologia ben lungi dal restrin­gersi si dilata. Lo provano i vari regimi auto­ritari del Novecento finiti in generali ma­gna- magna.

Per Finmeccanica va osservato anche che non si sta discutendo di un qualche co­munello che distribuiva bustarelle, bensì di una delle migliori e più grandi imprese manifatturiere del Paese, ricca di una pro­fessionalità invidiata in tutto il mondo, con una produzione superba. E per di più inse­diata in un settore sottoposto ai giochi geo­politici e quindi necessitata a difendere i suoi mercati con i mezzi opportuni.

Le accuse che gli indagatori fanno arriva­r­e alle redazioni mischiano reati che se pro­vati sarebbero gravi (le centinaia di miglia­ia di euro versati per singoli appalti) a conte­stazioni risibili: questo o quel parlamenta­re avrebbe sostenuto questo o quel candi­dato in un consiglio di amministrazione o in altro incarico di nomina politica. Insom­ma avrebbero fatto quel che ha combinato Enrico Letta con il suo bigliettino a Mario Monti.

Non abbiamo particolare fiducia nella nostra giustizia politicizzata, non ci scordia­mo che solo poco tempo fa forse per impedi­re a Walter Veltroni di dialogare con Silvio Berlusconi venne arrestato Ottaviano Del Turco allora governatore dell’Abruzzo sot­to il peso di prove schiaccianti poi evapora­te.

E siamo molto perplessi che in una fase di indebolimento della nostra sovranità na­zionale, una magnifica azienda con funzio­ni strategiche sia sottoposta senza alcuna cautela ad un assalto selvaggio. Solo qual­che mese fa una nostra impresa fondamen­tale nel settore agro-alimentare preziosa per consolidare la nostra produzione lattea­ria è stata consegnata da una nostra grande banca- incapace di accompagnarla con un progetto industriale adeguato - ai francesi, fine analoga farà la Edison la cui cessione ai francesi nasce dalla linea di smantellamen­to da parte della Fiat più politicizzata che tanto piaceva al Corriere della Sera , ora im­pegnato ad attaccare Sergio Marchionne che punta sulla produzione invece che sul­le relazioni.

Analoga fine farà l’Alitalia e meno male che si è salvata la Malpensa, se no i milanesi per viaggiare sarebbero dovuti andare a Pa­rigi. La possibilità di una qualche trappola per svendere il nostro gioiello della produ­zione aeronautica e degli armamenti, è mol­to forte. Al di là delle indagini penali che è bene procedano ma con riservatezza visti gli interessi nazionali in ballo, è bene stare attenti su quel che avverrà. Anche perché si ha la sensazione che dopo Finmeccanica, toccherà all’Eni.