Quella verifica che nell’Unione era un tabù

Fontana (Fi): «Sono sette mesi che fanno ostruzionismo sul controllo dei voti»

da Roma

È già da qualche giorno che il film-documentario di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani agita le acque delle giunte per le Elezioni di Camera e Senato. Non fosse altro perché sul riconteggio dei voti è in atto un vero e proprio braccio di ferro tra maggioranza e opposizione già dal giorno dopo il voto, quando per primo - era il 12 aprile - Silvio Berlusconi parla di «brogli unidirezionali a non finire». Da allora, quello dell’irregolarità del voto per il Cavaliere resta un leit motiv, tirato fuori a più riprese in diverse uscite pubbliche. Nel frattempo inizia la legislatura e lo «scontro» si sposta in Parlamento.
Il 20 giugno la giunta per le Elezioni della Camera fornisce un primo dato: le schede bianche sono 440.517, il 74,2 per cento in meno rispetto al 2001; le nulle 710.260 contro il milione 272.915 del 2001. Ma, di fatto, la conta si ferma qui. La procedura, infatti, prevede che il lavoro di verifica si svolga prima sulle singole circoscrizioni per poi passare al dato complessivo. E per il momento la Giunta è ancora ferma alla prima fase, con l’opposizione che accusa l’Unione di ostruzionismo e il centrosinistra che invece definisce lo stato dei lavori «avanzato». L’accelerazione sembra essere arrivata grazie alla pubblicazione di Uccidete la democrazia (in cui Deaglio rigira l’accusa di brogli contro Berlusconi e l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu). Al punto che nella seduta di giovedì scorso l’azzurro Gregorio Fontana è arrivato a dire che se la maggioranza continuerà a «prendere tempo», Forza Italia e gli altri gruppi dell’opposizione «valuteranno se partecipare ancora alle riunioni».
Fontana definisce la ricostruzione di Deaglio «sgangherata» e «fantasiosa», ma si augura che serva a far «cambiare atteggiamento» al centrosinistra che «finora ha fatto solo ostruzionismo». «Dall’inizio della legislatura - dice - abbiamo chiesto almeno dieci volte che venissero ricontrollate tutte le schede bianche e nulle, ma a sette mesi dalle elezioni ancora non è stato possibile». Una situazione «paradossale» se si considera che l’Unione ha vinto le elezioni per 24mila voti, «uno scarto dello 0,06 per cento» che «vale ben 70 seggi». «E pensare - aggiunge il deputato di Forza Italia - che quando il margine di scarto è sotto l’1 per cento in molti Stati americani il riconteggio è automatico». Fontana, poi, torna alle elezioni del 2001, quando Lega Nord e Italia dei valori chiesero e ottennero il riconteggio perché erano rimaste sotto lo sbarramento del 4 per cento per un pugno di voti. Allora la verifica li penalizzò ulteriormente «ma portò al centrodestra ben 127mila voti in più».
La polemica, aperta in Giunta giovedì da Fontana, è proseguita ieri a suon di dichiarazioni. Con Gianfranco Burchiellaro che definisce il lavoro fatto a uno stato «molto avanzato». «Abbiamo deciso - spiega il vicepresidente Ds della giunta per le Elezioni - di concludere già entro la prossima settimana la verifica delle circoscrizioni elettorali e di procedere alla costituzione del comitato, il solo che può aprire le buste e assegnare i voti». Insomma, «nessun filibustering o rinvio» anche perché «abbiamo lavorato di comune accordo, come riconosce lo stesso presidente Donato Bruno». Le vostre «osservazioni», chiosa Burchiellaro, «rivolgetele a lui». Parole cui replicano Fontana e il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, decisi a difendere l’operato dell’azzurro Bruno: «La sinistra non cerchi di strumentalizzarlo, ha condotto la presidenza con imparzialità ed equilibrio». Il diretto interessato non entra nella querelle e si limita a commentare il film di Deaglio: «Una bufala, visto che i dati del Viminale hanno solo un effetto informativo per la collettività». Poi Fontana torna sulle parole di Burchiellaro. «Vogliono finalmente costituire il comitato di verifica a livello nazionale? Se è vero - dice soddisfatto - è una nostra vittoria politica straordinaria perché significa che dopo sette mesi la sinistra ha capitolato».
Insomma, a questo punto sembrano restare solo le perplessità della Lega, visto che Roberto Maroni - segretario della giunta delle Elezioni - spiega «si è già accertato che non esiste nulla che possa incidere sul risultato elettorale». E che è bene che gli alleati pensino «a fare opposizione» piuttosto che a «scorciatoie per ribaltare» il voto.