Quella voglia di una casetta nel verde

La convenienza: con 120-130mila euro si compra un immobile singolo con giardino, cantina e garage

Io sono uno di quei genovesi che divide la sua vita tra Liguria e Piemonte. E sono in buona compagnia. Prima di spiegarvi, però, i perché della mia scelta transregionale, vorrei scusarmi se sto parlando in prima persona per raccontarvi qualche mia riflessione sul Basso Piemonte. Un professionista a mio modo di vedere dovrebbe farlo il meno possibile e comunque soltanto quando non se ne può fare a meno. Ed è questo il caso visto che Lussana mi ha chiesto espressamente di esporre la mia testimonianza. Per cui vi chiedo di essere tolleranti se esprimerò pareri e giudizi del tutto personali e che, in quanto tali, hanno il valore che hanno.
Ma torniamo a bomba. Come mai un genovese un bel giorno decide di andare a cercar casa in Piemonte e, nello specifico, nel Basso Piemonte? Tanto per cominciare è bene specificare subito che i genovesi si dividono in due grandi categorie: quelli di terra e quelli di mare. Della prima fanno parte tutti coloro per cui il mare altro non significa che fare i bagni d’estate. Almeno quando il mare non è ridotto ad una fogna a cielo aperto, come adesso. Per molte di queste persone, la cui origine quasi sempre risale all’entroterra, il mare non significa affatto un confine aperto verso il mondo, l’incontro con altre culture, l’estensione della propria esperienza verso nuovi lidi. Cioè i valori che hanno fatto grande Genova nella storia. Per loro le navi, la cultura marinara e tutto ciò che essa significa, sono qualcosa di completamente estraneo. Queste persone non riescono nemmeno a concepire la curiosità di un Cristoforo Colombo e tanto meno sarebbero riusciti a comprendere Renzo Piano quando, presentando il suo progetto per il Porto Antico, diceva che «i genovesi devono riconquistare il loro mare». Ecco, Renzo Piano è un genovese di mare.
Per molti genovesi di terra la «patria», intendendo con questo termine il luogo che dà loro sicurezza e in cui riconoscono le proprie radici, non va al di là del loro quartiere. Oppure, come diceva quel galantuomo genovese di Enzo Tortora, distinguono tra chi è genovese «dentro le mura» da quelli che lo sono «fuori le mura». Intendendo per mura i confini della Genova medievale. Per cui chi è nato a Sampierdarena o a Nervi, secondo questa distinzione, non potrebbe neppure definirsi cittadino della Superba.
I genovesi di mare sono, ovviamente, l’opposto di quelli di terra. So che dico una verità scontata quando affermo che molti di voi, che adesso state leggendo queste righe, hanno girato il mondo per lavoro o per diletto, conoscono altre realtà e spesso hanno speso tutta un’intera esistenza all’estero, o altrove, per poi decidere di vivere l’ultima stagione della vita sotto l’amata Lanterna.
Ricordate le parole di «Ma se ghe pènsu...»?
«U l’ea turnau pe mette dinè in banca
pe puàisene in giurnu vegni zù
e fòse a palassin-a e u giardinettu
cu’u rampicante, cu’a cantin-a e u vin,
a branda attaccò ai èrbui a usu lettu
pe dòghe ’na schenò sàia e mattin...»
In questo caso si tratta di un emigrante che sogna di tornare a casa, ma in buona sostanza è un fatto che tanto i genovesi di terra quanto quelli di mare, pur così diversi tra loro nell’attitudine e nel comportamento, alla fine si riconoscono nella voglia di farsi quella «palassin-a e u giardinettu», magari anche «cu’u rampicante, cu’a cantin-a e u vin». È il ritorno alla terra, ai valori ancestrali, a quel desiderio di verde e di alberi che in qualche modo fa parte indelebile della natura di chi nasce a Genova.
«Ma se ghe pensu allùa mi veddu u mà
veddu i me munti, a ciassa da Nunsià
riveddu u Righi e se me strènze u cheu
veddu a Lanterna, a cava, lazzù u meu».
I monti, il mare, la Lanterna, il Righi, il molo: nell’intimo dei genovesi non c’è l’appartamento nel grattacielo, il vivere la metropoli, la vita pubblica, il chiasso. No, il desiderio è quello di tornare alla terra. Farsi, appunto, la palazzina con il giardinetto e magari la cantina per imbottigliarsi il vino. Ma il problema è: dove? Grazie alla scientifica speculazione edilizia che dagli anni Settanta ha portato gli immobili alle stelle, soltanto un milionario (in euro) potrebbe permettersi la palazzina col giardinetto in riviere dove i prezzi, per semplici appartamenti, variano dai 4mila ai 10mila euro a metro quadrato. Figuriamoci una villetta!
Ed ecco allora che l’unica via di fuga per concretizzare il sogno della palazzina col giardinetto resta il verde che ci si offre appena a venti minuti di auto dal nostro litorale, e cioè quel Basso Piemonte dove se si parla in genovese ti capisce chiunque.
E così anche io, come tanti di voi, ho cercato e trovato la mia casetta nel verde, con tanto di giardino, rampicante e cantina dove imbottiglio della buona Barbera e dell’ottimo Cortese, senza disdegnare il Dolcetto.
Come si sta in Piemonte? Tanto per cominciare, vista l’affluenza dei genovesi, non si fa fatica a sentirsi a casa. Soltanto che hai immediatamente la sensazione di essere in una dimensione decisamente maggiore. Faccio qualche esempio concreto. Quando con mia moglie e mio figlio vado per shopping, le possibilità sono davvero numerose. Non è come a Genova dove, per quanto ti giri, finisce sempre che sbatti alla Coop. E non è un mistero per nessuno che sia proprio la Coop Liguria a fare i prezzi delle merci in tutta la regione e i pochi supermercati che restano si adeguano a quelle cifre.
In Piemonte è diverso. Prendiamo l’area di Serravalle Scrivia, per esempio. Nel giro di pochi chilometri troviamo l’Iper di Serravalle, l’Iper di Pozzolo Formigaro, Bennet e Mercatone Uno. Senza poi contare l’Outlet di Serravalle che da solo è una vera e propria città commerciale. La scelta è tale che ognuno trova ciò che cerca ad un prezzo mediamente inferiore a quello che potrebbe trovare in Liguria. Ma non basta. Andate per negozi. E intendo dire nei piccoli negozi di paese. Anche in questo caso i prezzi risultano più bassi.
Come mai? Sono diverse le componenti che formano il prezzo di una merce. E in genere sono quasi uguali per qualunque regione. Solo che in Liguria bisogna aggiungere l’elemento esosità dei commercianti, decisamente più alta che altrove. Non per nulla Genova, anno dopo anno, riesce sempre a conquistarsi il titolo di città più cara d’Italia.
E veniamo agli immobili. In provincia di Genova il valore della casa è direttamente proprozionale alla distanza dal capoluogo: più è vicina e più costa, più è distante e meno costa. Nel Basso Piemonte questa regola sarebbe difficilmente applicabile: più è vicina a che cosa? O più è distante da che cosa? I parametri, dunque, variano. E si scopre così che per poco più di 100mila euro (diciamo tra i 120-130mila euro) si può acquistare una casa singola con tanto di garage, cantina e giardino. E non sui bricchi, ma in zone come il Gavese, tanto per dirne una.
Che cosa ci si può comprare a Genova e dintorni con quella cifra? È questa, dunque, la vera ragione per cui i genovesi finiscono nel Monferrato. Con un piccolo sacrificio si possono fare la casetta col rampicante, la cantina e il vino, in mezzo al verde. Se poi hanno nostalgia del mare, ogni tanto se ne vengono un po’ in giù... E così, giorno dopo giorno, diventano sempre più piemontesi. Ma più per necessità che per scelta.