Quella voglia di Dc: il partito di Bagnasco

Da Scajola a Casini tutti vogliono sposare il progetto politico del cardinale. L’idea? Scippare il Pdl al Cav. Ma Bagnasco replica: <a href="/interni/il_cardinal_bagnasco_replica_non_esiste_nessun_partito/angelo_bagnasco-cattolici-partito-giornale/09-10-2011/articolo-id=550822-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>&quot;Non esiste nessun partito&quot;</strong></a><br />

Si scoprono gli altarini de­mocristiani. Pier Ferdi­nando Casini, forte dei sondaggi che lo promuo­vono leader affidabile, mette fuo­ri il capino e sostiene che hanno ra­gione Beppe Pisanu e Claudio Scajola. Ma cosa dicono e cosa vo­gliono Pisanu e Scajola? Stecchire Silvio Berlusconi. Capirai che no­vità. La notizia però è un’altra, e cioè che i figli di Maria, baciapile per convenienza (suppongo), ora sparpagliati su tutto l’arco costitu­zionale, ricominciano ad annu­sarsi e a piacersi; forse si riuniran­no in br­anco e tenteranno di attac­care la preda onde spolparsela. Le prede in verità sono due: il gover­no e il Pdl. Via il Cavaliere e il suo esecutivo. Dentro un nuovo pre­mier, uno qualunque, con una schiera di ministri disposti a balla­re una sola stagione. Intanto si ap­prova una legge elettorale, come se fosse questo il problema nazio­nale, si mettono due pezze sul disastro finanziario e ci si predispo­ne al voto, anticipato o no: si vedrà strada facendo. La seconda pre­da, la più grossa e appetitosa, è il Pdl che, orfano di Berlusconi, si potrebbe trasformare in un parti­tone simildemocristiano, ovvia­mente al netto dei socialisti (da cacciare subito).

Questo progetto, o sogno, frulla in testa a Pisanu e Scajola da alcune settimane, ufficialmente, e da qualche mese, ufficiosamente. E guarda caso entusiasma Casini che lo cova da anni senza far nasce­re neanche un pulcino, a meno che non si voglia considerare il Terzo polo un piccolo pollo.L’affa­re si ingrossa (nessuna allusione, per carità). Nel senso che i demo­­cristiani, se si tratta di mangiare e adocchiano un piatto ricco, dimenticano divisio­ni e attriti e ridiventano amici, sperando che tornino i bei tempi in cui lo scudo crociato era prefe­rito a quello fiscale per sedersi a tavola. Buon appetito.

Il richiamo della sacrestia è ir­resistibile. Si parla già di una cin­quantina di affamati pronti a ra­dunarsi in convento, costituen­do un gruppo organico. Altri aspi­rano ad aggregarsi? Bussino e sa­rà loro aperto. C’è pappa per tut­ti. Raccontata così la storia sem­bra una barzelletta, e magari tale sarà. Ma non è detto. I redivivi de­mocristiani per essere credibili si mostrano caritatevoli. Pensate. Casini si presenta sulle pagine della Repubblica come il buon sa­maritano: «Se il premier si farà da parte, non lo manderemo in esi­lio, ma eviteremo il voto nel 2012». E se invece non si fa da par­te spontaneamente, che succe­de?

I neodemocratici cristiani hanno un’arma segreta, che poi tanto segreta non è, per costrin­gerlo a sloggiare. Al primo voto lo sfiduciano e peggio per lui.

A quel punto tutti comprende­ranno perché il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, una ventina di giorni orsono, do­po avere tirato le orecchie a Berlu­sconi peccatore della carne e del pesce, disse che i cattolici erano in fermento e si proponevano di ricostituire il disciolto partito cat­tolico, rivisitato e corretto rispet­to alla versione originaria.

I vescovi mica sono stupidi. Perché fare tanta fatica per rico­struire la casa distrutta da Mani pulite quando c’è un condomi­nio che chiede solo di essere oc­cupato abusivamente? Quale condominio? Sveglia ragazzi, giù dalla pianta: l’ex casino delle li­bertà ovvero il Pdl. Si liquida il pa­drone con due ceci e ci si impos­sessa dell’immobile, lo si ripitta con vernice all’acqua santa e voi­là , signore e signori, ecco a voi l’erede della Dc. E chi paga il con­to? Non certo il Papa, ma Papi. Il quale Papi, derubato della pro­pria creatura, ne partorirà un’al­t­ra ancor più personale della pre­cedente ( che prenderà il nome di Forza Silvio), raccoglierà alle ur­ne il 15 per cento e rimarrà in poli­tica, condizionandone lo svolgi­mento.

Fantascienza? No. Ipotesi pro­babile attorno alla quale fervono i lavori. Ignaro di tutto, Walter Veltroni vagheggia un rientro nel­l’arena illudendosi che questa sia la volta buona. Campa caval­lo. Ieri sulla Stampa di Torino egli ha spiattellato un program­ma fantasmagorico. Udite che idea: facciamo un governo che salvi l’Italia. Leggiamo l’intervi­sta e scopriamo che la salvezza si ottiene con l’attuazione della fa­mosa lettera della Bce inviata al governo, nella quale si raccoman­da di abbattere il debito pubbli­co, di incrementare la crescita ec­cetera. Parole parole, moneta bu­cata. Vigliacco se Walter indica con quale maggioranza si potreb­be riformare il sistema pensioni­stico con relativo innalzamento dell’età pensionabile, abolire gli ordini professionali, liberalizza­re, contenere la spesa corrente (inclusa quella della sanità), rele­gare in soffitta il valore legale dei titoli di studio, bruciare le corpo­razioni e il corporativismo. Caro Veltroni, prima di fare si­mili affermazioni degne di Adam Smith, telefoni a madame Susan­na Camusso e le chieda che ne pensa. Poi telefoni a Nichi Vendo­la e magari a Beppe Grillo. Vedrà con quale entusiasmo accoglie­ranno le sue allucinazioni. Un consiglio: si butti con Luca Corde­ro di Montezemolo e Diego Della Valle. Sempre meglio che buttar­si dalla finestra, sotto la quale c’è la dura realtà di un’Italia immodi­ficabile.