Quella voglia di farsi fare la barba

Un simbolo, più che una moda. Così una volta era la barba per un uomo, che se la coltivava alla Garibaldi significava che era uno del «partito» di Giuseppe, se la faceva crescere alla Mazzini voleva dire che era della «corrente» di quest'altro Giuseppe. Finite le vite leggendarie, la barba è diventata un vezzo che oggi gli uomini riscoprono con virile diletto, soddisfatto dentro a «barbierie» di classe. Che la barba sia un tocco d'arte lo si capisce dalle storie di coloro che la sanno tagliare, sfoltire, modellare, cambiare.
Franco Bompieri è il guru del soloon più antico d'Europa, la Barbieria Colla in via Morone, che ha 109 anni. «Sì, abbiamo questa lunga storia e ci meritiamo il blasone d'antichità da quando ha chiuso il coetaneo negozio di Vienna» racconta Bompieri con orgoglio e senza pregiudizio, citazione letteraria per un barbiere - scrittore. Il suo primo romanzo si intitola «Il freddo nelle ossa», l'ultimo uscito da poco per Rizzoli, «Robinie a Manhattan». La lama del pennino è metafora collaudata. «Il rasoio e la penna sono strumenti di pensiero. Credo che se ne stiano accorgendo anche i giovani, che viaggiano in internet ma sono ritornati a vezzeggiare la barba con panni caldi e massaggi. Per San Valentino comincerà la fila di donne che vogliono regalare uno, due, tre tagli ai loro uomini. Un'abitudine da vero romanzo» commenta Bompieri che, benché ottuagenario, non si stacca dal suo «laboratorio», dove per anni radendo gote, menti e zigomi ha trovato ispirazioni per i suoi racconti. «Ho fatto la facoltà universitaria del Colloquio. Di notte tutte le parole dei miei clienti si trasformavano in storie. Finiva il rasoio e cominciava la penna. Anche la barba va sempre inventata ogni volta che la si fa, bisogna saperla immaginare non appena hai davanti un volto nuovo».
Vita d'avventura anche per Gian Antonio Pisterzi, il barbiere dell'angolo esclusivo di Acqua di Parma in via del Gesù. Dopo aver svolto per anni il suo mestiere sulle navi da crociera, si è fermato a Milano nel gabinetto chic e silenzioso, dove campeggia una seggiola da barbiere firmata dalla storica azienda Gioia di Catania, tutt'ora in attività, e appartenuta ad vecchio barbiere milanese. Nei suoi giri del mondo, Pisterzi ha eletto il luogo più bello: Beverly Hills. Perché? «Nella barberia di «The art of shaving» c'è Mor, la donna che secondo me fa la barba nel modo migliore del mondo. Nel nostro negozio abbiamo due tipologie di rasatura. La classica e la prestige. La prima dura venti minuti, la seconda un'ora e comprende pulizia e massaggio del viso. C'è un grande ritorno della rasatura dal barbiere, soprattutto da parte dei quarantenni. Vengono qui, staccano il cellulare e dicono: ecco, il silenzio!». Un silenzio che pagano dai 15 ai 40 euro.
Una pace da viversi ad occhi chiusi e che profuma di intramontabile Colonia, di vapori che esalano da panni soffici, di creme che esalano le profumazioni della nota gamma di essenze. Pisterzi conosce il mento lanuto delle diverse nazionalità. Gli arabi sono gli uomini che hanno la barba più folta, si radono anche due volte al giorno, gli africani hanno il pelo rado ma durissimo, i russi diradato e morbido. «Ho clienti che vengono qui il lunedì e il venerdì, e si fanno radere solo da me. Il rapporto dell'uomo con la barba è d'amore - odio. Alcuni la vivono come simbolo di virilità, altri la detestano al punto che appena possono non la fanno da soli ma vogliono il barbiere». E sono sempre di più. Come cantava Rossini: «Figaro qua, Figaro là, Figaro su, Figaro giù», e Figaro ritorna a coccolare i maschi in uno dei riti necessari che fa da pendant alle unghie laccate delle signore.