Quella voglia di navigare oltre l’orizzonte

L'inizio della carriera Nel 1971 avendo finito il periodo di Allievo ho conseguito il titolo di Aspirante di Lungo Corso che mi permetteva di imbarcare come Terzo Ufficiale con un sensibile miglioramento economico, naturalmente ho però iniziato a confrontarmi con responsabilità di una certa importanza. È stata proprio questa nuova situazione che mi ha spinto a mettere su famiglia che, in pochi anni, è stata allietata da 2 figli. Sulle navi da carico, normalmente, il Terzo Ufficiale effettua il servizio di guardia dalle 0800/1200 e dalle 2000/2400 ed è responsabile sul Ponte di Comando della condotta della navigazione. Naturalmente, così come per gli altri Ufficiali di grado superiore, in caso di reale necessità o quando lo si ritiene opportuno vi è l'obbligo di chiamare il Comandante. Se durante la navigazione costiera la guardia trascorre abbastanza rapidamente tra la determinazione della posizione nave (punto nave), normalmente ad intervalli regolari, lo studio delle rotte delle varie navi che si incontrano al fine di evitare pericoli di collisione ed altri calcoli nautici utili alla navigazione ben diversa è la guardia in navigazione durante le lunghe traversate. Il tempo viene impiegato maggiormente per scrutare l'orizzonte ed effettuare tutti quei controlli previsti dai regolamenti mentre si è di guardia sul Ponte di Comando. Bene è proprio in questi momenti, specie di notte, che si avverte l'immensità che ci circonda. Questa forzata solitudine porta a pensare moltissime cose:alla famiglia lontana, agli amici, ai ricordi di momenti felici e non, alle responsabilità accettate, a pianificare il futuro. Sono momenti particolari che procurano sensazioni indelebili che si ripeteranno sempre negli anni.
La qualifica Nel 1975 ho conseguito il titolo di Capitano di Lungo Corso potendo così imbarcare da 2do Ufficiale: a dire il vero avevo già effettuato sin dal 1973 tre imbarchi, su navi da carico, con questa qualifica. Ovviamente sono aumentate le responsabilità ma anche la voglia di affermarmi e di ripagare la fiducia che l'armatore riponeva in me. Ero veramente felice ed ancora di più lo ero pensando(scusate il gioco di parole) a quanto lo erano la mia famiglia ed i miei genitori. Nel Dicembre del 1975 la Compagnia decise che ero pronto per imbarcare su una nave passeggeri. Eccomi, così, a bordo dell' Eugenio C., Ammiraglia della flotta Costa, bellissima nave dalle linee moderne e filanti, un vero transatlantico. (Questa nave conquistò il «Nastro Azzurro» virtuale per la traversata Lisbona - Rio de Janeiro con una velocità media di 27 nodi pari a circa 50 km/ora (miglio marino/nodo nautico = 1852 metri). L' Eugenio C. è stata per me la mia prima nave da passeggeri e, come il primo amore, non si scorda mai. Ricordo l'emozione quando per la prima volta sono salito a bordo di questa nave: ero a Ponte dei Mille, in porto a Genova, e dalla banchina mi sono fermato ad osservare con ammirazione e stupore questo grande scafo bianco che si stagliava verso l'alto con la sua maestosità impreziosita dalle sue famose ciminiere gialle con al centro la grande «C» di Costa. Ero felice, orgoglioso di me stesso ma, anche onorato, di poter far parte dell'equipaggio di questa prestigiosa nave. L'imbarco su questa nave ha significato per me la scoperta di una nuova vita che, per quanto descrittami da mio padre, mi apparve decisamente una realtà diversa. Cambiò il mio tipo di lavoro ma anche la mia vita privata e personale. Se sulle navi da carico il tempo libero trascorreva pressoché in solitudine, salvo partite a carte con i colleghi e/o proiezioni di films, sulla nave da passeggeri il tempo libero poteva offrire il contatto con persone di differenti nazionalità avendo così l'opportunità di venire a contatto con diversi usi e costumi. Questo periodo, purtroppo, coincide in un momento molto triste: la perdita nel 1976 della mia amatissima mamma. È stato per me un forte dolore che grazie a mia moglie sono riuscito a superare nel migliore dei modi.
Nel 1977 la Compagnia decise, penso in considerazione delle mie capacità, di promuovermi 1mo Ufficiale. Ricordo che ero arrivato a Genova con la Franca C. e mi venne comunicato, senza eccessivi preamboli, che sarei dovuto sbarcare per reimbarcare immediatamente sull'Andrea C., ormeggiata dal lato opposto della stessa banchina, in qualità di 1mo Ufficiale. Telefonai immediatamente a mia moglie che, quasi incredula, rimase un attimo in silenzio: beh la nostra gioia era alle stelle. Un aspetto divertente fu che mentre io preparavo le valige con i miei effetti per trasbordare sull'altra nave, mia moglie, seduta sul bordo del letto della cabina, cuciva i nuovi gradi sulla mia divisa. Un'emozione unica la nostra senza dimenticare però quella di mio padre che vedeva il proprio figlio bruciare le tappe ed avvicinarsi sempre più al fatidico ultimo gradino. Su queste navi il 1mo Ufficiale espletava le funzioni di Comandante in 2da responsabile della disciplina di bordo, della manutenzione della nave stessa e oltre ad essere il braccio destro del Comandante aveva anche un considerevole potere decisionale. Una posizione molto importante che a nemmeno 30 anni mi faceva toccare il cielo con un dito. Quello stesso anno per la prima volta ho fatto effettuare una crociera alla mia famiglia ed anche a mio padre ancora scosso dalla recente perdita di mia mamma. Il poter frequentare, la sera, i saloni passeggeri con a fianco mia moglie nei suoi bellissimi abiti lunghi da sera e come mi salutavano le persone mi riempiva di una gioia immensa e mi faceva sentire orgoglioso di essere arrivato a questo ambito traguardo di tappa. Ciò che però più mi ha colpito in tutto questo è come mi guardava mio padre: il vedermi in uniforme da Ufficiale che impartivo ordini e la considerazione ed il rispetto delle persone che mi circondavano lo rendevano felice ed estasiato anche se con una velata melanconia pensando a quello che avrebbe potuto provare mia madre. Momenti unici che sono diventati ricordi indelebili.
Abbandono nave Nel 1984 mi trovavo imbarcato nuovamente sull'Eugenio C. ma, questo imbarco è durato solo un mese in quanto arrivati a Genova mi viene ordinato di trasbordare sulla Carla C., operante nei Caraibi, quale Comandante in 2da. Eccomi finalmente al penultimo gradino senza nessun timore anche perché negli imbarchi precedenti su navi da crociera, pur con il grado di 1mo Ufficiale, avevo sempre espletato le mansioni da Comandante in 2da per cui avevo già acquisito l'esperienza necessaria per ricoprire la nuova posizione. Nel 1986 mi trovavo imbarcato sulla Daphne effettuando crociere in Alaska quando subito dopo la partenza dal porto di Juneau scoppiò un furioso incendio nella Sala Macchine: i tentativi per il suo spegnimento erano stati, sino a quel momento, molteplici ma infruttuosi. I passeggeri già erano stati avviati sui ponti esterni pronti per essere evacuati su una nave a noi vicina qualora fosse stato dato l'ordine di «Abbandono nave». Fortunatamente l'ultimo tentativo ebbe successo e l'incendio fu domato. I danni furono ingenti e talmente gravi che pregiudicarono il proseguo dell'immediata ripresa della navigazione e quindi fu necessario il rientro in porto con sbarco dei passeggeri ed annullamento della crociera. Io come Comandante in 2da ero sul posto d'incendio per tenere le comunicazioni con il Ponte di Comando dove si trovava il Comandante. È giusto ricordare che durante le emergenze ogni membro dell'equipaggio ha un incarico ben preciso atto a garantire la messa in sicurezza dei passeggeri e del resto del personale.
Questa esperienza conclusasi senza alcun danno alle persone è stato motivo di orgoglio per tutto l'equipaggio in quanto dimostrato con dichiarazione dei passeggeri pubblicati dai giornali ed encomi da parte delle Autorità competenti attestanti che ognuno di noi aveva fatto il proprio dovere. Nel 1992 la Società Armatrice mi destina a seguire la costruzione della Costa Romantica presso i cantieri Fincantieri di Marghera (Venezia Mestre). Ritengo questa la più bella esperienza professionale che possa vivere un Ufficiale sia di Coperta che di Macchina ed anche per il restante personale. La costruzione di una nave da crociera è qualche cosa di affascinante e di prodigioso. In meno di 12 mesi la nave è stata completata e consegnata alla Società per il suo impiego nel servizio crocieristico sui mari ed oceani del mondo. Sono giunto a Marghera quando appena era stata impostata la chiglia e giorno dopo giorno la vedevo nascere e svilupparsi davanti ai miei occhi. Aldilà della costruzione della nave propriamente detta e del lavoro delle maestranze del cantiere è interessante sapere anche quale è stato il lavoro da noi svolto durante quei 12 mesi. Iniziamo col dire che rappresentavamo l'Armatore e per il conto del quale dovevamo assicurarci che la nave venisse costruita secondo le previste specifiche. Mentre il personale di macchina erano interessati a tutti i macchinari della nave a partire dai motori principali sino ad arrivare all'ultimo interruttore della nave, noi di coperta dovevamo dedicarci al controllo dei vari sistemi di sicurezza per la navigazione che dovevano essere installati sulla nave, ai particolari trattamenti dei depositi destinati a conservare l'acqua potabile per tutti i servizi della nave, alle varie parti della nave che dovevano essere trattate e pitturate seguendo le previste differenti specifiche, ovvero che la pittura per ogni locale avesse quello spessore previsto, che le saldature delle varie lamiere fossero saldate a norma, che i vari depositi della nave destinati allo stivaggio (mantenimento) del vario materiale di rispetto (di riserva) e di consumo fossero assegnati e distribuiti con criterio alle varie sezioni della nave e quindi registrati, in maniera definitiva, sui piani nave. Non dimentichiamo che sia su una nave da carico sia su una nave da crociera è compito della sezione di coperta la gestione della nave per quanto concerne la disciplina di bordo, la sicurezza, la sanità, le comunicazioni con gli uffici a terra della società e tutta quella burocrazia esistente a bordo di una nave per poterne garantire la sua gestione. Poter essere insieme al restante equipaggio protagonista nei momenti salienti della iniziale vita di una nave è decisamente qualche cosa di unico: il suo varo in bacino, le sue prove in mare per verificarne il corretto funzionamento, la consegna da parte del cantiere all'Armatore e la partenza per il suo primo viaggio inaugurale.
Le emozioni Ecco queste sono tutte emozioni che ti prendono ti infondono quella necessaria scarica di adrenalina che ti aiuta a fare del tuo meglio con entusiasmo e con quell'orgoglio che ti permette di dire: «sono stato il primo a bordo a ricoprire questo incarico», cosciente che il tuo nome resterà nella storia di questa nave. Ricordo con grande piacere che grazie alla completa dedizione e la grande professionalità degli Uff.li, che avevo quali collaboratori, la nave si è trovata così ben avviata dall'inizio della sua vita crocieristica da ricevere i complimenti da parte della Società: la nave sembrava avesse già diversi mesi di vita e non solo poche settimane. Effettuate nel primo mese di vita crociere nel Mediterraneo al fine far conoscere la nave nei vari porti che sarebbero stati poi scalati nel prossimo futuro. Ogni porto era una festa, un susseguirsi di manifestazioni dovute anche al fatto che questa nave, in quel periodo, era diventata l'ammiraglia della flotta. I miei primi 6/7 anni di mare li ho trascorsi imbarcato su navi da carico che mi hanno portato sulle rotte dell'America del Nord, del Centro e del Sud America. Successivamente con la navigazione sulle navi da crociera ho avuto la possibilità di toccare altri continenti. Vedere e poter visitare queste grandi metropoli, queste famose città sino ad ora conosciute solo tramite i libri o attraverso i racconti di mio padre mi hanno procurato delle grandi emozioni. L'arrivo all'alba nella baia di New York, la navigazione sul Rio de la Plata per arrivare Buenos Aires, l'ingresso nella baia di Rio de Janeiro, l'ingresso nella baia di Sidney, l'ingresso nella baia di San Francisco, l'attraversamento del Canale di Panama o di Suez, la navigazione nello Stretto dei Dardanelli con il porto di Istanbul, la navigazione nei fiordi Norvegesi.
Questi sono solo alcuni dei posti che veramente hanno procurato in me delle forti emozioni e che mi hanno fatto apprezzare maggiormente il mio mestiere. Ho sempre considerato di essere stato un privilegiato nel mio mestiere perché ho avuto la possibilità navigare su navi che periodicamente tornavano a Genova dalla mia famiglia (questo fino a che ho navigato sulle navi da carico) limitando così la lontananza. Bisogna considerare che in quegli anni un imbarco durava mediamente dai sette ai dieci mesi per cui è facile immaginare cosa significava la lontananza da casa ed io, come dicevo, ho avuto invece la possibilità di arrivare a Genova ogni circa 3,4 mesi spezzando così l'imbarco.
(2 - fine)