«Quelle 40 ore nascosto in bagno»

«Stavo facendo il check-out per poi andare all’aeroporto – racconta al Giornale – quando ho sentito un baccano verso la porta di ingresso e ho visto i due attentatori entrare e sparare all’impazzata. Li ho visti con la coda dell’occhio, erano vestiti di scuro e mi sembravano giovani, ma non saprei riconoscere il loro volto».
Lo staff dell’hotel ha spinto l’italiano verso l’ascensore e gli hanno urlato di scappare. Poi è corso su in camera, al 32º piano, si è barricato in bagno e non si è più mosso. «Ero terrorizzato dagli spari e dalle enorme esplosioni che sentivo da fuori. Penso che i terroristi avessero delle bombe al plastico oltre che i kalashnikov. Ne hanno fatto esplodere parecchie perché quando sono uscito stamattina l’intero piano era devastato».
«Sono sempre stato in bagno a parte alcuni momenti in cui mi sono alzato a guardare dalla finestra. Per fortuna avevo anche una presa elettrica vicino per caricare la batteria del telefonino. La corrente non è stata interrotta». Con il cellulare Arnaldo ha potuto parlare con il responsabile dell’Enit di Mumbai, con il consolato e soprattutto con la moglie. È stato con lei che a un certo punto è «crollato in un pianto liberatorio» dopo la tensione accumulata.
È stato liberato alle cinque di ieri mattina da agenti che hanno bussato alla sua porta. Nel caos totale ha perfino recuperato le valigie rimaste nella hall. «Ci tenevo perché avevo un regalo per il compleanno di mia figlia di cinque anni». La riabbraccerà oggi a Milano dopo aver fatto scalo a Parigi.
MGC