Quelle adorabili riconciliazioni

Adoro le riconciliazioni, specie se arrivano dopo coriacee, esibite, fiere antipatie. Prendete Antonio Polito, l’ex direttore del Riformista oggi in rotta con il Riformista per colpa del neodirettore Paolo Franchi che non gli pubblicò un commento. Quando il quotidiano arancione cominciò la sua avventura, nella diffidenza generale, non c’era giorno o quasi che Europa, giornale della Margherita, non polemizzasse con Polito. Nel frattempo Polito è diventato senatore della Margherita, il direttore di Europa, Stefano Menichini, ha fatto pace con lui, tanto da fargli firmare un impegnativo editoriale, giovedì, intitolato «Sia chiaro: stiamo con Israele».
Altro esempio. L’unico a salvarsi, nello spoil-system operato a Cinecittà Holding dal ministro Rutelli, è stato Luciano Sovena, confermato amministratore delegato dell’Istituto Luce. Nominato per ben due volte grazie ad An, l’avvocato Sovena ha saputo abilmente, anche per meriti propri, conquistarsi la simpatia di Rifondazione, dei Ds e di una discreta fetta di cineasti di sinistra. Eppure non più tardi di otto mesi fa Ettore Scola rilasciò un’intervista di fuoco, a l’Unità, nella quale mitragliava la dirigenza del Luce perché avrebbe mal distribuito nelle sale il film Il resto di niente. «Una formula inedita di censura che trasforma l’autore da vittima artistica in vittima giudiziaria», tuonò il regista di C’eravamo tanto amati. Anche Scola aderisce all’Anac, l’associazione degli autori che più di altre s’è battuta perché Sovena restasse in sella a via Tuscolana.