Quelle bombe a orologeria per frenare il dialogo

da Roma

Tre bombe giornalistiche cariche d’intercettazioni in un mese. Tre bombe che squassano il dialogo sulle riforme tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. E una sola firma: La Repubblica-L’Espresso.
L’ultima è di ieri, con la pubblicazione sui siti internet del quotidiano e del settimanale dell’audio della telefonata tra il Cavaliere e il presidente di RaiFiction, Agostino Saccà. La prima è del 21 novembre, quando sul quotidiano diretto da Ezio Mauro escono le intercettazioni di colloqui tra la dirigente Rai, Deborah Bergamini e dirigenti Mediaset. In mezzo la notizia, sempre su Repubblica, dell’inchiesta di Napoli che coinvolge il leader di Fi per presunta corruzione di senatori del centrosinistra. Si chiude con un nulla di fatto in questi giorni, quando ormai il contraccolpo politico sul dialogo tra i due leader dei maggiori partiti di maggioranza e opposizione, è già stato ottenuto.
«Cui prodest?», si chiederebbe a questo punto Medea nella tragedia di Seneca. Giova certo a chi quel confronto non lo vuole, dai piccoli partiti a quella parte resistente del Pd, soprattutto perché mette a rischio il futuro del governo-Prodi.
Vediamo la cronologia. La bomba numero 1 scoppia mentre si prepara il primo incontro Veltroni-Berlusconi, che avverrà il 30 novembre. Il giorno precedente il premier dice ad un giornale tedesco che il monopolio del Cavaliere sul sistema tv è un pericolo per la democrazia e insiste sulla necessità di regolare il conflitto d’interessi e di fare una riforma delle comunicazioni. Il secondo scoop è del 12 dicembre, quando i primi risultati del confronto sono già avvelenati dalle polemiche sull’opportunità per il leader del Pd di trattare con un indagato. «È stupefacente - dice il 20 Manuela Palermi del Pdci - che Veltroni consideri questo personaggio (Berlusconi, ndr) un interlocutore». Dietro le quinte, i veltroniani accusano il «partito di Repubblica» di remare contro il dialogo. Il Csm non stigmatizza la fuga di notizie dalla Procura di Napoli, ma dopo le critiche di Berlusconi all’«armata rossa» delle toghe apre una pratica a tutela dei magistrati attaccati e solo un generico fascicolo sulle regole per evitare violazioni del segreto istruttorio. Il terzo atto dà il colpo finale, offrendo in pasto all’opinione pubblica le voci di Berlusconi e Saccà, mentre già si parla di governo istituzionale per fare riforme condivise e Giorgio Napolitano invita al dialogo. Stavolta è l’Anm a glissare sulla fuga di notizie e a definire «inaccettabile» l’attacco alle toghe. «Il fatto che Repubblica - dice il veltroniano del Pd Peppino Caldarola al Giornale - continui a martellare Berlusconi non è certo per caso, nel momento in cui il dialogo si fa serrato».