Quelle carte che parlavano in futurista

Il modo migliore per ripercorrere la storia della prima avanguardia letterario-artistica fondata nel 1909 a Milano da Filippo Tommaso Marinetti, è far parlare la carta futurista. È infatti nei libri, nelle riviste e nei manifesti - forse la più geniale trovata del suo fondatore - che si esprime il rifiuto della tradizione e l’esaltazione di una «rottura estetica» quasi a voler «prevedere» la cultura a venire, che inseriscono pienamente il Futurismo nell’ambito delle avanguardie. E oggi per la prima volta, a cento anni dalla pubblicazione del celebre Manifesto sul quotidiano parigino Le Figaro, il bibliofilo milanese Gianni Manzo presenta al pubblico alcuni fra i più raffinati lavori tipografici ed editoriali della sua collezione privata, nella mostra «Futurismo. Libri, manifesti, riviste e arte dalla collezione Gianni Manzo», aperta fino al 2 novembre allo Spazio Cultura di San Giuliano Milanese (piazza della Vittoria, tel. 02-98229813).
L’esposizione, curata da Andrea Tomasetig e realizzata dal Sistema Bibliotecario Milano Est e dall’assessorato alla Cultura di San Giuliano Milanese, propone gli autori e i testi fondamentali del movimento dal 1909 al 1944: dal libro parolibero di Marinetti Zang Tumb Tumb (1914) ai 69 numeri della rivista fiorentina Lacerba (1913-1915), al celebre Bïf§Zf+18 (1915) di Ardengo Soffici, fino al Depero futurista noto come «libro imbullonato» (1927), sintesi di tutte le trovate parolibere, con inchiostri e carte di diversi colori, tavole ripiegate che si aprono, giochi tipografici e la tipica rilegatura «dinamo»: due grossi bulloni con dadi e copiglie che tengono insieme i fogli. Ma il passo cruciale verso il libro-oggetto, esempio di quella «estetica meccanica» teorizzata dai futuristi, si compie con le lito-latte (libri stampati su latta) Parole in libertà futuriste olfattive tattili termiche (1932) di Marinetti e L'anguria lirica illustrata da Munari (1934). In mostra anche una selezione di 33 manifesti marinettiani, alcune opere di artisti futuristi tra cui Boccioni e Balla e una selezione di libri russi (testi di Majakovskij, Krucënych, Chlebnikov e interventi tipografici di Malevic, Rozanova, El Lissitskij, Rodchenko).