Quelle domande che nessuno vuole più fargli

Finalmente Abu Omar è riemerso dalla camera delle torture di un carcere egiziano. Un miracolo, per chi in questa storia post 11 settembre, non crede ai doppi giochi e alle doppie verità. Ma anche un colpo di scena per quel che succede al Palazzo di giustizia di Milano dove è sotto accusa la macchina dell’intelligence. Americana e insieme italiana. Gli avvocati di Nicolò Pollari vorrebbero fare il loro mestiere e, dunque, «porgli una miriade di domande». Ovvio, su Abu Omar è stato detto tutto e il contrario di tutto: è stato rapito, picchiato a sangue, quasi ucciso, però parlava al telefono con la moglie, era già stato scarcerato una volta e ora eccolo qua. Strano? Le domande sevirebbero a scuotergli di dosso la polvere della dietrologia, ma i magistrati frenano: in sintesi, non è il caso. Almeno adesso. Perché tanta titubanza?