Quelle due facce del «ticket» senese

La presentazione del piano industriale del Monte dei Paschi ha mostrato alla comunità finanziaria la «faccia» nuova e più giovane del nuovo ticket di vertice. Presidente e direttore generale, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni hanno sostituito da pochi mesi la rodata coppia Fabrizi-Tonini. Ed erano attesi non senza curiosità da una platea di investitori interessati a capire meglio che banca diventerà ora quella senese, guidata da un presidente-avvocato e da un direttore generale che corona così la sua carriera a Rocca Salimbeni, iniziata 34 anni fa quando aveva 19 anni. Le previsioni (1,5 miliardi di utili nel 2009, 3,7 miliardi di free capital) e i proclami (basta con i salotti finanziari, presto la decisione su Unipol) hanno colpito nel segno. Ma il lavoro inizia ora. Tanto che, puntualmente, a Siena circola già la sensazione che l’accordo politico alla base del complesso valzer delle nuove nomine (che comprendono anche la riconferma del sindaco diessino Cenni e la promozione di Mancini, uomo della Margherita, al vertice della Fondazione) possa presto fare acqua. Soprattutto di fronte alle sfide richieste da risiko bancario. E sembra che il nuovo ticket non sia così compatto come appare: con Mussari impegnato a pensare a un’operazione importante, e Vigni (considerato vicino alle potenti componenti sindacali) preoccupato per le eventuali conseguenze sugli equilibri all’interno della città-banca. Un attrito «fisiologico» che avrebbe anche avuto un primo confronto preciso: il progetto di prepensionamento per una sessantina di top manager del gruppo, caldeggiato da Mussari, ma osteggiato da Vigni. Fino a farlo tornare nel cassetto.