Quelle Fondazioni alla ricerca del patto perduto

Le Fondazioni azioniste di Intesa-SanPaolo si vedranno a fine mese per decidere sul «patto leggero» che governerà la grande banca italiana. A dirlo è stato ieri il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti. Ragionamenti simili avevano fatto le Fondazioni azioniste di Unicredit all’indomani della fusione con i tedeschi di Hvb. In entrambi i casi le Fondazioni hanno fatto di tutto per non perdere posizione nella torta dell’azionariato. I soci di Unicredit, utilizzando abilmente le agevolazioni fiscali, hanno venduto per poi rispuntare. Altrettanto faranno, senza aiutino del fisco, quelle di Intesa-SanPaolo. Ma alla fine per la banca guidata da Passera è molto probabile che si arriverà alla sottoscrizione di un patto. Per l’istituto guidato da Alessandro Profumo invece non se ne è fatto nulla: liberi tutti. A ciò si aggiunga che la corporate governance delle due banche è dissimile. Profumo è un manager a capo di un cda. E l’idea che un patto possa prendere corpo è nella piena tradizione italica. Per Passera le cose sono diverse. È un capoazienda, a cui rispondono le molte direzioni della banca. Ma sopra ha un consiglio di sorveglianza, che dovrebbe esssere il luogo dove siedono gli azionisti. Insomma quello dovrebbe essere il patto tra gli azionisti. Ma evidentemente così non è: azionisti della nuova banca li troviamo nel consiglio di gestione, nel consiglio di sorveglianza e tra breve anche in un simil-patto.