«Quelle gaffes non sono autentiche»

«È pressoché inutile una perizia di carta, inchiostro e grafia dei presunti diari di Mussolini, perché è evidente che, se sono stati fabbricati ad hoc non da Mussolini, chi li ha redatti s’è procurato agende del tempo, inchiostro compatibile e un minimo di aderenza alla grafia del duce». Lo afferma lo storico Marino Viganò, docente all’Università Cattolica di Milano, da quasi vent’anni impegnato in ricerche sugli ultimi giorni di vita del dittatore. «Questi diari si possono e debbono smascherare - ha aggiunto Viganò - vagliando contenuto e linguaggio che, in casi simili, si rivelano quasi sempre “traditori”». Nello specifico, Mussolini avrebbe commentato la scomparsa di Pio XI il 10 febbraio 1939 mettendo in calce «Firmato: Benito Mussolini». Formula inverosimile, osserva Viganò, «in un diario privato e difficile da reperire anche in documenti ufficiali, ove firma spesso col solo cognome e, talora, con la sola iniziale “M”». «Mussolini in questi diari - dice lo studioso - si sarebbe dato la qualifica di “duce d’Italia”, mai sentita né letta: Mussolini si qualifica semmai “duce del fascismo”. Quanto alla profezia della venuta di un Pastor Angelicus, bisognerebbe attribuire a Mussolini doti divinatorie poiché quello sarà il motto scelto da Pio XII - eletto il 2 marzo 1939, tre settimane dopo l’appunto di Mussolini! - quando, da tre anni pontefice, si definirà così in un filmato girato in Vaticano».