Quelle «guerre di religione» sul documento dei vescovi


I vescovi hanno reso noto il loro documento sui Dico: c'è chi approva, chi no, e c'è chi dice che è la parola della Chiesa, ognuno pensi, faccia e voti come crede. E c'è il dilemma dei cattolici: la Binetti seguirà l'insegnamento dei vescovi, la Bindi no, si appella alla laicità dello Stato che è giusto stia a cuore a un ministro della Repubblica.
Il dibattito appare ispirato, fin qui, a una ragionevole civiltà. Negli ultimi tempi, però, da parte di una sinistra che già altrove fa mostra di estremismi crescenti e irragionevoli, si manifestano posizioni ispirate a un anticlericalismo vetusto e sgraziato che non aiuta a ragionare. Alcuni esempi. Liberazione piazzava giorni fa una grande foto con dei cardinali che indossano la mitria, e sopra e sotto due titoli. Nel primo si proclamava, sobriamente: «Mò ci avete rotto», e subito dopo: «Credere Obbedire Combattere, i vescovi italiani si mettono il fez». Insomma, vescovi come i federali del Duce. Seguiva Il Manifesto, che gareggiando in pesantezza mostrava un corteo di porporati col titolo: «Talebani». Immagini, e titolo, richiamano in verità un vecchio motto di Pannella che suonava «Taliban-Vatican». Un motto che non sento più da qualche tempo. Sento però, su Radio Radicale, il mio ascolto preferito, che il partito di Pannella ha fatto un passo alla presidenza del Parlamento europeo chiedendogli di respingere una presa di posizione del Vaticano in materia di matrimoni. I radicali avranno avuto motivi validi, colpivano però le motivazioni. Vanno respinti, sostiene un deputato di Pannella, attacchi e prese di posizione provenienti da Paesi a regime «dittatoriale e assoluto». Si giuoca un po' sull'assoluto, ma citare il Vaticano come si è fatto accanto a Cuba, Corea del Nord, Iran, sembra fuor di misura per un partito fondato sulla ragione laica.
Gli esempi riferiti mostrano atteggiamenti e linguaggi nei confronti della Chiesa che si rifanno ai tempi dell' «Asino» di Podrecca, che non fu un periodo radioso per la cultura laica. Non c'è bisogno di essere d'accordo coi vescovi su materia in verità immeritevole come i Dico per ricordare il dovere di non offendere la sensibilità di tanti nostri concittadini cattolici. Sui nostri giornali e alla Tv, e negli spettacoli di varietà, vignette e battute su cardinali e Papa sono pane di tutti i giorni. Ricordiamo, però, lo scandalo che si levò per le vignette danesi su Maometto, o per la riproduzione da parte di un politico di uno di quei disegni su una t-shirt. Si raccomanda spesso, in altri o consimili casi, il rispetto di una civiltà del linguaggio come misura di ogni buona convivenza. Oltre a tutto, mettere su una guerra di religione con due secoli di ritardo, due non uno, è pericoloso in un Paese nel quale il fascino degli estremismi resta purtroppo una componente essenziale nella vita politica e nella cultura. Oltreché nei comportamenti.
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