«Ma quelle leggi uccidono» E la sinistra sabota la riforma

Al di là delle critiche a Caruso, l’ala radicale conferma la battaglia per far saltare l’accordo governo-sindacati

da Roma

Un discolo che ha esagerato nei toni. Un compagno che sbaglia «strategia di comunicazione». Ma, in fondo, Francesco Caruso ha sollevato un «problema reale». Il destino della legge Biagi e, da giovedì, anche la memoria del giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse, si conferma la chiave di volta delle strategie di posizionamento delle forze politiche della sinistra. Un punto di riferimento rispetto al quale - con buona pace dei contenuti - creare alleanze e divisioni. E così già giovedì, ma in misura maggiore da ieri, insieme alla condanna unanime nei confronti del Caruso che ha dato degli assassini a Marco Biagi e al collega di coalizione Tiziano Treu, sono arrivati i consensi (con il «ma») per il Caruso che ha stabilito l’equazione tra riforme del lavoro e morti bianche.
Il compito di lanciare un ponte verso il deputato no global è toccato a una materna Lidia Menapace, senatrice di Rifondazione comunista. Un buffetto al deputato che ha usato parole «irresponsabili», ma «soprattutto nel senso che non calcolano l’effetto comunicativo». Poi quella che suona come una piena sottoscrizione della condanna dei due esperti di diritto del lavoro. «Se io fossi un ministro o un ex ministro che ha promosso, in assoluta buona fede e pensando di far bene, delle leggi in conseguenza delle quali i lavoratori muoiono come mosche, non dormirei la notte», ha spiegato la senatrice pacifista. Un segnale politico reale, non semplice solidarietà all’outsider di turno.
Perché in ballo c’è innanzitutto il destino del protocollo sul Welfare, cioè l’intesa che governo e parti sociali hanno trovato sul superamento della riforma previdenziale varata dal centrodestra, sugli ammortizzatori sociali e sul lavoro. La sinistra radicale vuole modificare il punto di equilibrio raggiunto da governo, sindacati e associazioni datoriali. E punta già da tempo alla parte che riguarda il lavoro. Ulteriori cambiamenti alla Legge Biagi, che il protocollo sostanzialmente conferma, e un’ulteriore stretta ai contratti a termine, magari individuando per legge i casi in cui un’azienda li può applicare. In ballo c’è anche la manifestazione della sinistra estrema contro il protocollo, che ha avuto la benedizione del premier Romano Prodi, ma che ora molti nel centrosinistra vorrebbero evitare. Non è casuale il richiamo di Marco Rizzo, dei Comunisti italiani: «Nessuno pensi che questa soap estiva diminuirà la mobilitazione d’autunno appunto su welfare e pensioni. Dovremo esserci, e in tanti, a fare sentire le ragioni dei giovani, dei lavoratori, delle donne, dei pensionati». Per Rizzo «Caruso ha sbagliato», ma lo stesso eurodeputato del Pdci sdogana l’idea che il pacchetto Treu e la riforma Biagi siano la causa delle morti sul lavoro. «Il problema delle morti bianche rimane e l’origine principale resta nella precarietà del lavoro che a parole tutti contrastano ma voluta nelle leggi sia del centrodestra sia di larga parte del centrosinistra». Un teorema che la sinistra radicale ripeterà spesso nelle settimane che restano prima della manifestazione.
Ma la strategia inclusiva nei confronti di Caruso ha soprattutto motivazioni politiche. In ballo c’è il rapporto con un mondo, quello della sinistra antagonista, al quale Fausto Bertinotti ha aperto le porte delle istituzioni, con il quale i rapporti sembravano essersi raffreddati in coincidenza con le manifestazioni pacifiste. Ma che ora torna d’attualità.
Già la mobilitazione sul Protocollo era stata interpretata - e negli ambienti più moderati della sinistra moderata continua a essere interpretata - come strumentale alla creazione della Cosa rossa, risposta della sinistra radicale al Partito democratico. Caruso, con la dichiarazione su Biagi e Treu assassini, ha messo una bandierina alla sinistra della futura alleanza tra Prc, Pdci e verdi. Una sfida alla Linke italiana che Caruso ha vinto. Perché nessuno dei compagni di viaggio lo ha escluso dai giochi.