Quelle lettere come oasi nella terra desolata di Eliot

L'epistolario del poeta documenta i suoi tormenti in tema di fede, l'intensa attività editoriale, la bocciatura di Orwell. E la nascita di alcuni capolavori

da Londra

Fieramente contrario a ogni biografia, T.S. Eliot (1888-1965) era invece favorevole alla pubblicazione delle sue lettere. Un numero sterminato che in un'impresa editoriale eroica, dopo la morte del marito nel 1965, la vedova Valerie ha in gran parte recuperato, ricostruendo così la storia della vita del poeta e con essa la storia della letteratura moderna. Curato da John Haffenden, il quale dopo la morte di Valerie due anni fa ha preso in mano il progetto, l'epistolario previsto in dieci volumi è ora giunto al quinto, The letters of T.S. Eliot Volume 5: 1930-1931 (Faber & Faber, pagg. 862, sterline 50), in libreria in questi giorni.

Il volume esce poco dopo il cinquantenario della morte di Eliot, caduto il 4 gennaio, ed è nelle librerie insieme alla biografia di Robert Crawford Young Eliot: From St. Louis to the Waste Land (Jonathan Cape, pagg. 510, sterline 25), un'indagine approfondita degli anni di formazione del poeta fino alla stesura di La terra desolata , che l'autore intende destinata a una nuova generazione di lettori, ma che disobbedisce all'ossessivo riserbo del poeta. Per Eliot l'arte doveva essere impersonale, come la scienza non doveva rivelare nulla del suo creatore: «Più è perfetto l'artista - decretava - più completamente separati saranno in lui l'uomo che soffre e la mente che crea». Fedele alle volontà del marito, per cinquant'anni Valerie aveva bloccato ogni tentativo di biografia ufficiale, negando i diritti di citazione anche a Peter Ackroyd. In questo cinquantenario si contesta anche che la tanto attesa nuova edizione di The Complete Prose of T.S. Eliot , curata da Ronald Schuchard, comprendente 700 scritti sparsi e 150 inediti, per ora sia disponibile solo online e sia molto costosa. È previsto un volume cartaceo, ma sarà disponibile solo per gli studiosi. Benvenuta invece sarà la pubblicazione in autunno dell'altrettanto attesa edizione critica e aggiornata dei poemi di Eliot a cura di Christopher Ricks e Jim McCue per la Faber & Faber, che completerà il nuovo volume di Selected Poems con l'introduzione di Seamus Heaney previsto per aprile. Tornando all'epistolario, nonostante il riserbo di Eliot e l'intensa routine quotidiana alla direzione della rivista The Criterion e come editor della casa editrice Faber & Faber, ci sono in questo volume lettere affascinanti che documentano gli sforzi del poeta di incentrare la propria vita sulla nuova fede nella chiesa anglicana, che abbracciò nel 1927 dopo aver abbandonato l'Unitarianesimo, e cercando di tradurla nella sua poesia. Ma sono anni difficili. «Conosco appena abbastanza - e non di più - della “pace di Dio” per sapere che è una benedizione straordinariamente dolorosa», scrive all'amico John Hayward il 27 aprile 1930. Nello stesso anno scrive l'introduzione ai Pensieri di Pascal in cui il filosofo è visto come «chi affronta stoicamente il demone del dubbio che è inseparabile dallo spirito della fede». Altrove leggiamo: «L'uomo che non crede in una vita futura quale essa sia, è anche uno che crede nell'Inferno». Ma spesso Eliot appare schiacciato da un senso di alienazione, e molti amici come Virginia Woolf, lo storico A.L. Rowse e il critico Herbert Reid gli sono contrari. «Chi frequenta i circoli intellettuali e proviene dalla Chiesa è destinato a vivere uno strano ed esilarante senso di isolamento», scrive.

Il 1931 e il 1932 sono anche anni di intenso lavoro editoriale. Scrive lettere disinvolte a Joyce, Auden, Pound, a Max Planck nella speranza di ottenere un saggio sul positivismo, e a figure minori sollecitando interventi su Husserl o Heidegger. Non riesce tuttavia a convincere Keynes, nonostante ripetute richieste di un saggio sulla disoccupazione. E commette qualche svista solenne. Come quando rifiuta la proposta di Orwell il quale si offriva come traduttore di un romanzo francese. Poteva essere eccessivamente severo, ma credeva fermamente nella propria missione di stimolare gli altri a scrivere e di incoraggiare i giovani, come spiega in una lettera allo storico A.L. Rowse. In questi anni pubblica anche alcuni dei suoi poemi più belli, come Mercoledì delle ceneri e Marina , e nel 1930 traduce l' Anabasi di Saint-John Perse.

Ma è ormai chiaro che per lui scrivere lettere, di lavoro e private, è anche un modo per sopravvivere al vuoto morale della sua vita con la prima moglie Vivien, gravemente malata di nervi, della quale continua a occuparsi. E quando nel 1932 si profila la tregua irresistibile di uno squarcio di serenità con la proposta di un anno di docenza all'Università di Harvard, Eliot prontamente accetta. Al ritorno si separerà per sempre dalla moglie, e da una parte importante di se stesso e del proprio lavoro.