QUELLE LEZIONI DI SESSO POCO ISTRUTTIVE

Chi sa fa e chi non sa insegna. Guardando Il sesso secondo Josh, nuova serie televisiva in onda ogni lunedì alle 23,15 sul canale satellitare Fox Life, viene subito in mente il vecchio adagio caro alle nostre nonne. Il Josh di cui si parla è infatti un professore di antropologia culturale che tiene un corso di sessuologia (niente di tecnico, la prende un po' alla lontana e la butta molto sugli atteggiamenti comportamentali) all'università di Montreal. Brillante come insegnante - o almeno considerato tale - il professore mostra subito evidenti impacci nella vita sessuale reale, finendo per dimostrare uno scarto imbarazzante tra quanto insegna dalla cattedra e quanto riesce a combinare nel corso delle avventure che gli capitano, tra donne che lo mandano in bianco, altre che non lo prendono sul serio, altre ancora che sul più bello si defilano («Non sai prendere la strada giusta» gli dice ad esempio una partner commentando un imbarazzante tentativo di amplesso in automobile, ed è subito chiaro che il giudizio negativo fa riferimento alla viabilistica corporea e non a quella stradale). Telefilm canadese, giunto in patria alla terza stagione di programmazione, Il sesso secondo Josh si inserisce nella fin troppo ricca casistica di storie che intendono strappare il sorriso raschiando il barile delle imbranataggini di matrice sentimental-sessuale, dei piccoli o grandi qui pro quo relazionali tra uomini e donne, un filone che pare eterno, che fino a qualche lustro fa era circoscritto alle paure maschili e da un po' si è allargato (vedi Bridget Jones) anche ai complessi femminili. Ci si cimentava persino Woody Allen, e con molta classe, prima di stufarsi e di prendere altre vie. Qui naturalmente il copione non ha alcuna ambizione se non quella di far sorridere, ma la debolezzza dell'insieme risulta subito evidente. Anzitutto perché le «lezioni» del professor Josh non hanno nulla di particolarmente spiritoso come era lecito attendersi, e c'è quindi una consistente parte dedicata all'insegnamento che risulta mal scritta, priva non solo di humour ma anche di fascino. Tutto viene quindi demandato alla visione nemmeno troppo piccante delle vicende sessuali del protagonista, interpretato dal trentenne David Julian Hirsh che recita le proprie incertezze in campo affettivo senza guizzi particolari, senza distinguersi dalla pletora dei goffi per esigenze di copione di cui son piene le cineteche. Qualche sorriso qua e là alla fine arriva, ma questo genere di commedia «a tema» è stato talmente navigato in lungo e in largo da aver bisogno di ben altra sostanza comica per meritare la sufficienza. Almeno presso un pubblico che abbia frequentato qualche volta le sale cinematografiche e possa fare i dovuti confronti.