Quelle magie ritratte da Seurat e Fellini

C he sia un vecchio tendone sgualcito, una pista, una piazza, o un avveniristico palco del più raffinato design, nessuno spettacolo dal vivo è riuscito nei secoli, dall’Oriente al Sud America, a radicarsi nella cultura e nell’immaginario popolare più del circo. Condiviso nei secoli con lotte tra gladiatori, tauromachie, combattimenti dei galli, venditori ambulanti, danze sciamaniche e rituali ancestrali (risale alla Cina del 200 a.C. la prima testimonianza di esibizione circense, come simulazione commemorativa delle battaglie), quel simbolico “cerchio” - e le sue più moderne evoluzioni - non ha mai perso l’antico fascino: quell’ideale tensione tra artista e pubblico, la meraviglia senza artifici osservabile da ogni punto della circonferenza sempre uguale a se stessa, e la curiosità morbosa, rispetto alla finzione del teatro, di cogliere tutta la “verità” della rappresentazione.
A stupire, nell'Ottocento, era il circo equestre: quel cerchio di sabbia che vedeva alternarsi sulla scena cavalli al galoppo, sfilate di elefanti, ruggiti di tigri, clown e piroette. Oggi, dalla gabbia “d’antan” di animali feroci alla danza acrobatica del Cirque du Soleil, a stupire è l’emancipazione delle sue discipline, che fanno del circo - in impeccabile equilibrio tra postmoderno e neoclassico – una delle forme d’arte e di spettacolo più solide e vivaci al mondo.
Alla formula più tradizionale, rigurgitante di animali – dai cammelli alle tigri del Bengala, dai pony alle foche ammaestrate – si ispira il “Circo di Barcellona” gestito, a dispetto del nome, dalla quinta generazione della dinastia italiana Franchetti: un gruppo di giovani artisti, figli e nipoti di quel Giancarlo Franchetti - domatore e fondatore della compagnia - che per anni riempì le plazas de Toros di Barcellona ipnotizzando oltre ai leoni anche migliaia di spettatori. E oggi, a tre anni dalla sua scomparsa, la storica compagnia si esibirà a Milano, in piazzale Cuoco, per tutto il mese di gennaio (tel. 333-4198459). Sotto il tendone color crema si alterneranno clown e giocolieri, equilibristi e domatori, spade e serpenti, altalene e hula-hoop. E dalle bolas d’Espana al fuego delle favelas, il circo ha nutrito e si è nutrito di forme nuove.
Fino all'Epifania, a Legnano (piazza 1° maggio, tel. 338-4656854), è attendato lo chapiteau bianco e rosso del “Circo do Brasil” di Roberto Gerardi. Fra le attrazioni, il pupazzo fatto di tubi ideato (e animato) dall’artista-performer Ernesto Cristiani e un affollato zoo, popolato non soltanto da cavalli, tigri e leoni, ma anche rettili, lama e dromedari.
Di segno contemporaneo, che guarda al “cirque nouveau” - che dagli Ottanta, con la separazione dall’arte equestre, trova la sua massima espressione nel Cirque du Soleil - è il “Circo Acquatico Bellucci”, per la prima volta in Lombardia (a Gallarate fino al 7 gennaio, e a Villasanta dal 9 al 12, tel. 338-3061403). Gestito dalla nuova generazione della centenaria dinastia Bellucci-Medini, con un cast di artisti provenienti dal teatro, dalla danza e dall’arte di strada, lo spettacolo abbandona l’impianto classico per abbracciare forme e discipline nuove: dalla musica alla danza, dalla drammaturgia al virtuosismo acrobatico. Un palco futurista, in luogo dell’arena, guiderà il pubblico in un viaggio immaginario attraverso le terre e le acque circensi. Ad accoglierlo non saranno domatori, clown o giocolieri, ma un uomo-ragno nascosto in una scatola di 40 centimetri, coppie di innamorati hard-rock, ciurme di pirati sgangherati e, naturalmente, animali acquatici: squali, pinguini, pellicani e coccodrilli.