«Quelle minacce sono i sintomi gravi della politica malata»

Leggo molteplici testimonianze di solidarietà verso la redazione genovese de il Giornale dopo che è stato recapitato un volantino denso di insulti e minacce motivato secondo gli scimuniti estensori dalla pubblicazione dell'articolo - di domenica 8 novembre - a firma di Francesco Guzzardi che illustrava la situazione politica dell'alta Val Bisagno, segnalando episodi inquietanti a partire dall'anno 2004 che ben poco attengono alla vita politica ma piuttosto alla degenerazione della stessa. Effettivamente il pezzo di Guzzardi è molto efficace e merita una lettura autentica cioè meditata (non veloce come quella che io ho fatto la prima volta) perché esprime bene senza fare ipotesi suggestive una serie di eventi che segnalano che qualcosa nell'area di Staglieno, Molassana e Struppa si è venuta irreversibilmente degradando. Non è cosa da poco perché ci troviamo di fronte a reati di valenza penale difficilmente trascurabili (a questo proposito sarebbe interessante conoscere - anche in via non ufficiale - l'opinione delle Forze dell'Ordine che - anche con indagini non approfondite e legate sporadicamente ai fatti - un'opinione d'insieme se la saranno sicuramente fatta). Ora l'arrivo di un volantino alla redazione genovese de il Giornale lascia intendere come ci sia un preciso collegamento «politico» fra un certo sottobosco (della politica) stanziale nell'alta Val Bisagno e un'area del teppismo locale che effettua quei servizi che lo stesso sottobosco richiede ad essa. Nulla di strano se fra il sottobosco in questione e l'area del teppismo si generano confluenze se non addirittura identità di tipo specificamente personale. I danneggiamenti ripetuti e qualche pestaggio «mirato», direi, ne siano precisa conferma (cioè siano coerenti con l'ipotesi che vengo configurando). Mi pare che la politica locale così a lungo contrassegnata dall'egemonia di una Sinistra sufficientemente compatta e trinariciuta non sia più un grado di assolvere ad una forma efficace di mediazione fra i bisogni (locali) e la loro soddisfazione immediata e, soprattutto, mediata (nei termini naturalmente in cui tale soddisfazione sia davvero possibile). Aumentando il disagio sociale la credibilità della Sinistra (per quanto in parte tenga) mostra crescenti difficoltà a canalizzare quel disagio stesso che frantuma l'importanza delle cariche politiche e le rende oggetto di un gioco in parte manifesto e in parte sottobanco (dove lo scontro di talune individualità, supportate da esponenti della teppa collaterale, può esprimersi nei termini che l'articolo di Guzzardi illustra efficacemente). L'ignoranza specifica in merito agli autori dei fatti e, naturalmente, l'omertà fanno gioco a favore dei colpevoli che pensano di poter condizionare (se non determinare) le scelte «politiche» e soprattutto di canalizzare quelle risorse che il Municipio può, di volta in volta, mettere a disposizione. Il controllo del rubinetto che produce «liquidi» può essere fondamentale in una lotta politica che vive di dimensioni modeste e ha a disposizione cifre in fondo coerentemente modeste. Ma questa spiegazione razionale non è naturalmente l'unica, sebbene forse sembri la più logica. Va considerato inoltre che l'esistenza dei Consigli di Circoscrizione se ha destato speranze (da un bel pezzo) ha altresì generato (da subito) altrettante delusioni e frustrazioni, essendo i Municipi stessi impossibilitati a fare molto per coloro che si trovano male in arnese. Proprio questo tipo di persone, se sono collaterali al livello politico (per quanto basso essa sia) oppure ne fanno parte, possono essere tentate di inserirsi nel gioco politico adoperando un tipo di «pacifico atteggiamento ufficiale» che nasconde il bastone dietro la schiena (adoperato, quest'ultimo in via ufficiosa e con le dovute cautele di volta in volta). Possono altresì essere facilmente arruolati (dietro modesto compenso ovvero «pochi maledetti e subito») per compiere operazioni squadristiche che sono alla fin fine senza speranza. Il guaio è che non sono nemmeno in grado di capirlo perché l'azione in sé ha un profumo di vendetta appagante che impedisce di capire che questo tipo di gioco non vale la candela (e nemmeno naturalmente l'eventuale bastone).
Solidarietà piena dunque al Giornale e a Francesco Guzzardi. A quest'ultimo dico (senza volerlo inguaiare a tutti i costi) di continuare ad occuparsi dell'alta Val Bisagno. Questi fenomeni degenerativi sono purtroppo contagiosi e può darsi che si diffondano (andando ben oltre i regolamenti di conti interni alla Sinistra e le aggressione agli esponenti del Centrodestra). In questa situazione negativa così politicamente ambivalente, va fatta chiarezza individuando i responsabili: è un'esigenza civile che viene prima della politica stessa. Speriamo bene!