Quelle opere d’arte con la valigia in mano

Sono tante le opere d’arte che hanno stentato a trovare una collocazione, che qualche amministratore, committente, collezionista o fanatico ha angariato con spostamenti e traversie varie. E che le intenzioni fossero buone o cattive poco importa. Sin troppo facile citare la Gioconda che nella sua storia ne ha subite davvero tante. Leonardo la dipinse, forse a Firenze. Il dipinto venne portato in Francia da Leonardo stesso nel 1516, quando il re Francesco I lo invitò ad Amboise. Qui, Francesco I lo comprò, facendolo sistemare a Fontainebleau. Più tardi finì a Versailles. Dopo la Rivoluzione, venne spostato al Louvre. Napoleone lo volle in camera da letto, ma successivamente tornò al Louvre. Il 22 agosto 1911 venne rubato. Per il furto fu arrestato Guillaume Apollinaire (che risultò innocente), e venne interrogato anche Pablo Picasso. Si scoprì poi che un impiegato del Louvre, Vincenzo Peruggia, convinto che il dipinto appartenesse all’Italia, lo aveva involato sotto un cappotto. Peruggia fu catturato a Firenze; il quadro venne restituito nel 1913.
La congiura di Giulio Civile di Rembrandt avrebbe dovuto ornare il municipio di Amsterdam. I committenti non lo vollero più e ora ne resta soltanto un pezzo che si trova a Stoccolma. Quanto all’obelisco di Axum, che l’Italia ha restituito, forse a torto, o ai cavalli di San Marco che i veneziani rubarono a Costantinopoli, e i francesi rubarono ai veneziani, è stato detto tutto. Ma, in fondo, quando ti trovano una sistemazione fissa è già un successo. Basta pensare ai bronzi dorati di Cartoceto, vero capolavoro dell’età cesariana. A lungo contesi tra Pergola e Ancona, adesso fanno i pendolari, un po’ di mesi da una parte, un po’ di mesi dall’altra.