Quelle otto lettere alla moglie per torturarla anche da morto

Otto lettere da sciarada. Per punire, far soffrire, come in un macabro gioco al massacro in cui la verità sembra non arrivare mai. Infliggere un castigo alla moglie in ansia per le figlie a ogni busta nella cassetta delle lettere: in ognuna poteva esserci la soluzione del giallo.
Matthias Schepp, 43 anni, ingegnere canadese col cervello cronometrato in Svizzera, non ha studiato solo un piano di morte. Ha fatto di più: ha sparso tracce, indizi, orrore in un puzzle enigmistico folle. Nel quale tre polizie-quella italiana, francese e svizzera- stanno cercando di incastrare i tasselli. Dall’altra parte una moglie in carriera che non lo amava più, forse un nuovo flirt, in mezzo due figlie, due gemelline di sei anni, che ora non ci sono più. Un uomo tranquillo capace di diventare anche dopo morto uno stalker con lettere e criptici messaggi, sms distruttivi ma in qualche modo non così definitivi. Uno stillicidio criminale.
È un viaggio disperato quello di Matthias, una strada che lo ha portato a coprire in pochi giorni quasi duemila chilometri in auto e decine di miglia in traghetto. O tutto questo peregrinare è solo la vendetta perversa di un uomo che odia le donne? Materia da psicologi, criminologi, sociologi.
Adesso c’è chi dice che Schepp abbia ucciso le sue bimbe per proteggerle. «Da un’esistenza traumatica per l’assenza della figura paterna», prova a spiegare lo psichiatra Massimo Di Giannantonio.
Ma i corpi di Alessia e Livia, dolci come la loro spensieratezza, non si trovano. Nel labirinto di ipotesi ci sta tutto, anche che siano ancora vive, che il padre le abbia «regalate» a qualcuno in Corsica pur di toglierle a quella moglie che lo faceva soffrire: Irene Lucidi, coetanea, bella, ai suoi occhi troppo carrierista e indipendente. Ma soprattutto non più innamorata. L’ultima lettera l’ingegnere con gli occhialini rassicuranti da professore sembra averla spedita proprio da quel di Cerignola, prima di finire maciullato dal un Eurostar. Nel testo della missiva, che porta la data del 3 febbraio, il suo ultimo giorno, spiegava di volersi togliere la vita. La busta porta il timbro del centro meccanografico di Bari, nel quale viene smistata tutta la corrispondenza regionale in partenza. In un’altra cassetta delle lettere, da tempo non più in funzione (ma lui non poteva saperlo), altre quattro buste destinate alla moglie con dentro circa 4milacinquecento euro. Altra mossa apparentemente illogica. L’ultimo avvistamento delle gemelline risale al 1° febbraio, a Propriano, Corsica dove l’uomo era sbarcato da un traghetto partito la sera prima da Marsiglia. Madame Olga Orneck ha fornito alla gendarmerie una descrizione precisa, della scena anche gli abiti corrispondono: «Verso le 9,15 sono uscita di casa per comprare il giornale. Quando sono arrivata in paese erano le 9,30. Ho visto queste persone e mi sono resa conto che erano stranieri e ho notato due bambine bellissime, bionde, camminavano con un croissant in mano. Dietro a loro c’era un uomo che ho poi riconosciuto come il padre e una donna bionda. Probabilmente erano appena usciti dalla boulangerie». La donna era assieme all’uomo? «Camminava con lui e stava parlando, ma io non ho fatto caso a quello che si dicevano. Magari lei stava solo dandogli indicazioni». Parole che riaprono un altro dubbio, ovvero quello su un’eventuale complice dell’ingegnere. In casa sua è stato infatti trovato un cappotto femminile che non appartiene alla moglie. Chissà forse è della donna che potrebbe averlo accompagnato nell’ultimo viaggio.