Quelle passioni nate centomila anni fa

Il sesso in Europa dal Paleolitico fino alle prime immagini fotografiche di fine ’800

Se il sesso è un’arte, allora non sfigura in un museo; e se è antica quanto l’uomo, il più adatto è quello archeologico. In questo caso il museo di Dresda - Japanische Palais - che fino al prossimo 8 gennaio ospita la più grande mostra dedicata al tema, in Europa: «Centomila anni di sesso, amore, fecondità e voluttà». Si traccia, attraverso usi e costumi del sesso, in 250 reperti provenienti da 60 musei d’Europa, un quadro esaustivo del ruolo del piacere erotico nella storia e nelle società: dall’Homo Sapiens alla borghesia francese nell’epoca dei lumi.
Un riflesso di tutto questo si ha fin dalle prime statuette femminili in calcare risalenti a venticinquemila anni prima di Cristo, senza volto, ma con seni, ventre, gambe (e vagine) oltremisura quale testimonianza dei primi gusti maschili: ai cavernicoli la femmina piaceva abbondante, come agli europei degli anni Cinquanta... Anche il maschio si ritrae con gli attributi ingigantiti come metafora di un’arma invincibile con la quale può sconfiggere leoni e altre fiere. Ecco i suggestivi disegni risalenti a tredicimila anni fa, che sono stati ritrovati in Francia nelle caverne di Le Portail.
Nel neolitico il sesso invece si appropria della mistica e poiché le divinità avevano fattezze a metà tra l’uomo e la bestia - come per gli egizi millenni più in là - le caverne pullulano di immagini che raccontano mitici incontri con misteriose deità. Si passa poi agli etruschi, e da Sanzeno (Bologna) giungono le testimonianze singolari di una società che del sesso prediligeva il lato più domestico. Quindi la mostra di Dresda presenta fibule (V sec. a.C.) in metallo a rilievo con incontri in ambienti familiari tra ancelle con il dito verso il cielo (fertilità dal dio) mentre versano vini ai coniugi (perdersi dei sensi).
Con gli antichi greci invece tra le finezze della pittura vascolare si scopre non tanto una società, ma un’era. Qui il sesso è summa delle tre componenti di quella cultura che ha conquistato e civilizzato interi popoli: ironia, lotta, educazione. La prima nei giochi orgiastici dei baccanali dionisiaci; la seconda negli incontri-scontri tra cavalieri e dame (o divinità) lascive e riottose; la terza nell’omosessualità quale scoperta del corpo da parte del giovane apprendista, attraverso quello del maturo mentore. Roma - meno colta e più sanguigna - scopre del piacere il lato triviale, così i vari ambienti vengono esasperati da candelabri fallici e alati, satiri indomabili e mosaici espliciti. In mostra quelli della casa di piacere di Pompei con i celebri graffiti risalenti al 75 d.C.
A rimettere ordine - almeno formale - sarà il medioevo, ma privazioni, toghe e cilici non poterono mai tenere a bada la vitalità di un tempo di cui anche la letteratura (Boccaccio per esempio, ricordato in mostra con il Decamerone) la dice lunga. Umanesimo e Rinascimento per parlare di sesso - a parte una brevissima fase esplicita - scoprono la via un po’ ipocrita della bellezza classica con muscoli e nudità statuarie che misero d’accordo laici e religiosi.
Frattanto avveniva qualcosa, che avrebbe mutato per sempre le libertà sessuali in Europa in modo indelebile e doloroso: rientravano dal Nuovo Mondo i seguaci di Cristoforo Colombo, portando oro ma anche malattie veneree, prima di allora sconosciute in Europa: sifilide e gonorrea in prima linea.
E ben presto il sesso sfrenato divenne sinonimo di follia e di morte. Si cercò di correre ai ripari contro l’infezione inventando il primo preservativo fatto con budello di pecora. Ma la nuova ondata di sessuofobia ebbe un più pesante riflesso nella lotta tra cattolici e protestanti, nonché nelle recrudescenze della Controriforma. Ma questa è un'altra storia...