Quelle Porte chiuse nel traffico

È interessante notare come la città sia vista oggi soltanto come città da sviluppare, migliorare e rendere degna di una Expo. Tutto in avanti e nessuno sguardo al passato, alla sua storia millenaria? Se lo chiedeva un amico tedesco, Karl Taut, con alle spalle una famiglia vissuta alla scuola del Bauhaus, in una visita a Milano nella quale ho fatto da Cicerone, puntando il dito sul degrado delle nostre «Porte». Ho approfondito. L'arco di Porta Romana, al centro di piazza Medaglie d'Oro, è un rudere a far da spartitraffico; quello di Porta Tosa (ora Vittoria ) non esiste più: restano due malconci caselli e un recente obelisco; Porta Nuova è una ricostruzione del 1813 tragicamente in pietra arenaria e quindi in perenne degrado; Porta Comasina (ora Garibaldi) è un altro spartitraffico; Porta Volta, in piazzale Baiamonti, è fatta da due scuri ruderi; l'arco di Porta Magenta ha lasciato vuoto piazzale Baracca e stesso destino è toccato a Porta Lodovica e Vigentina. Miglior fine è stata quella della nuova porta Ticinese e della Orientale (oggi Venezia),con le due costruzioni restaurate dall'Associazione Panettieri. L'amico Taut, rimarcando il fatto che Milano di monumenti storici ne mostra ancora ben pochi, lancia una curiosa proposta: «Queste Porte, attraversate nel tempo da re, imperatori ed eserciti, senza toglierle da dove ancora esistono, perché non ricostruirle in un grande parco, con accenni di antichi contesti architettonici dove illustrarne la storia,la memoria,la vita dei tempi? Non mancherebbero lo spettacolo, l'insegnamento e il divertimento».