Quelle potenti illuminate dall’Angela

La signora si è fatta attendere ma alla fine è arrivata dove nessuna era mai arrivata prima. A 51 anni, Angela Merkel è la prima donna cancelliere della Germania: è arrivata lontano partendo da lontano. E ha scelto la strada più difficile, perché, dicono, sia un panzer dai cingoli di velluto. Aveva tutto per perdere: simpatia zero, nessuna voglia di perdersi in chiacchiere, fastidio per interviste, telecamere, primi piani. Eppure ha vinto. Ha scelto con cura tutti gli accessori che una signora deve indossare per non piacere affatto: è protestante in un partito cattolico, è donna in un partito maschilista, è tedesca dell’Est emigrata all’Ovest. Non bara sull’età ma sul cognome. «Das Maedchen», la fanciulla, come la chiamava Helmut Kohl, o «Angie» come l’hanno soprannominata i suoi tifosi in omaggio ai Rolling Stones, è sposata con il professore di chimica Joachim Sauer, ma non è il suo cognome che porta e nemmeno quello del padre Horst Kasner: ha preferito, chissà perché, passare alla storia con quello del primo marito Ulrich Merkel sposato a 23 anni e mollato a 28. Ha sempre vestito malissimo, quasi sempre pantaloni scuri, tristi, pesanti, confessa, quando si dice la vanità, che quel fisico lì gliel’ha regalato lo sport, mai fatto in vita sua, e che non è vero che sia una musona, parla benissimo, ma disgraziatamente solo il russo. Ha ragione però quando dice che per vincere ci vuole testa, fa niente quella stessa testa così giusta la metta poi nelle mani del parrucchiere sbagliato.
Certo di donne come lei ce ne sono poche. Donne di potere, donne di comando. In Europa non va di moda. Per arrivare, come la Merkel, bisogna prima di tutto non essere donne come tutte le altre. Vaira Vike Freiberga per esempio, presidente della Lettonia, scappata da Riga con i genitori a sette anni per sfuggire all’invasione sovietica, cresciuta in un campo di rifugiati in Germania, vissuta in Canada per cinquanta dei suoi 68 anni, prima di tornare in patria per realizzare la profezia di un chiaroveggente zingaro che negli anni Trenta predisse che la Lettonia sarebbe diventata un Paese prospero solo sotto la guida di una donna. O come Mary McAleese, 54 anni, presidente dell’Irlanda: l’ha aiutata l’essere stata uno dei volti più noti della tv, l’ha temprata l’essere nata nell’Ulster, nella violenza e nel terrore. Negli anni Settanta mitragliarono la casa della sua famiglia. Perché essere cattolici era una colpa soprattutto per una donna. Non passa inosservata nemmeno Maria Teresa Fernandez del Vega. Dicono che Zapatero, in realtà sia lei sotto mentite spoglie, la prima donna vice premier di Spagna. Valenciana, single, è lei la vera regista del processo riformista che sta cambiano la Spagna: divorzio lampo, matrimonio gay, riproduzione assistita. C’è sempre la sua mano. E non è una mano leggera.
Di certo nessuna è permalosa come Tarja Halonen, presidente della Finlandia, che si offese per un complimento scherzoso del nostro premier, e tra le vice premier nessuna è giovane come la macedone Radmila Sekerinska, 33 anni e un sorriso che disarma, nessuna è carina come la bulgara Emel Etem, esperta in disastri e capo della Protezione Civile, e nessuna è trasgressiva come la polacca Izabela Jaruga-Nowacka che in piazza è scesa una volta sola per guidare il Gay Pride. Angeli. Ma come la Merkel...