«Quelle preghiere in piazza sono bestemmie»

RomaMinistro Ronchi, uno dei leader dell’islam moderato in Italia, l’imam Pallavicini, ha definito la preghiera dei musulmani nelle piazze delle nostre città una blasfemia. Per lei cos’è stata?
«Io aggiungerei che è stata una bestemmia. Qui non è in discussione la libertà di culto, ma quanto è avvenuto a Milano e a Bologna è stata una provocazione, un’occupazione degli spazi per far capire che la presenza islamica non è più marginale, un salto di qualità di stampo fondamentalista che una parte della chiesa fa un grande errore a non vedere con preoccupazione».
Non le è piaciuto il silenzio del cardinale Tettamanzi?
«C’è una debolezza, denuncio una sudditanza culturale, quando invece per dialogare bisogna partire da una posizione di forza nelle proprie idee. Sono con questo Papa quando denuncia la debolezza culturale dell’occidente, ma qualche settore del mondo cattolico la pensa diversamente. Se i cattolici andassero a pregare di fronte alla Mecca, anche l’occidente protesterebbe contro di loro».
Lei dice che «con Hamas non c’è pace». Lo sta spiegando anche in Europa?
«Vedrò il mio omologo francese a Roma e ho intenzione di promuovere a livello di parlamento europeo delle mozioni forti di unità contro Hamas per isolarla culturalmente e politicamente. Sto lavorando per una posizione più forte contro il terrorismo e contro Hamas. Mi auguro che il parlamento europeo giovedì non voti un documento su Gaza che penalizzi Israele e che non confonda le ragioni degli aggrediti con quelle degli aggressori».
Finora la posizione di condanna a suo avviso non è stata abbastanza netta?
«L’Europa non può dimenticare che Hamas è un’organizzazione nelle cui prime tre righe dello Statuto è prevista la distruzione dello Stato democratico di Israele. Solo con la sconfitta di Hamas si potrà scrivere il libro della pace. Perché in Europa si avanza una presa di posizione forte appena è lo Stato d’Israele a muoversi, ma non si è fatto altrettanto quando i terroristi assaltavano autobus con bambini israeliani? Questo è frutto di una logica antiamericana, antiebraica, anticristiana, e anche anti-italiana: qui da noi l’estrema sinistra culturalmente esiste ancora, e si sta legando al fondamentalismo islamico».
Partiamo dalla sinistra parlamentare. Oggi D’Alema è tornato ad attaccare la «spedizione punitiva» di Israele.
«Ho una stima personale per D’Alema, è un ottimo interlocutore nel centrosinistra, ma questa posizione è antistorica, incomprensibile e pericolosa. Le sue parole di oggi sono figlie di una cultura che mette sullo stesso piano uno Stato democratico quale è Israele e un organizzazione terroristica. Un fatto culturalmente, prima che politicamente, inaccettabile. E poi due icone della sinistra come Fassino e D’Alema sono su due posizioni divaricate. È qui la debolezza della sinistra».
Perché lei dice pericoloso?
«Non è certamente nell’interesse dell’onorevole D’Alema, ma le sue parole finiscono per legittimare il fondamentalismo e coloro che hanno violentemente manifestato contro lo stato di Israele».
Come le parole di D’Alema possono legittimare i violenti?
«I fondamentalisti stanno stringendo con l’estrema sinistra, e anche con alcuni settori dell’estrema destra, una pericolosa alleanza e a questo dobbiamo dare una fortissima risposta culturale. Non è facile dire che Hamas è un gruppo terroristico e che ci sono appoggi culturali in Italia. Da anni conduco una battaglia contro il fondamentalismo in beata solitudine, mi spiace che non ci sia stata una sollevazione forte in Italia contro quella bestemmia di piazza Duomo».
Pensa che l’Italia con la presidenza del G8 potrà offrire anche una sede per il dialogo?
«L’Italia ha le caratteristiche e la storia per poter essere una sede di pace. Abbiamo sempre lavorato alla cultura del dialogo e come Paese presidente del G8 faremo di tutto per realizzare il principio di due popoli e due Stati. La proposta franco-egiziana è interessante, anche a livello europeo stiamo creando le condizioni per la pace ma è Hamas che non vuole la tregua, è Hamas che l’ha rotta unilateralmente. Il cessate il fuoco è necessario, ma Hamas lavora contro i palestinesi, una certa cultura occidentale e italiana non lo tiene in considerazione».
Imam e moschee: rimane favorevole al registro degli imam e a regole precise per i nuovi luoghi di culto?
«Chiedo la chiusura delle grandi moschee gestite dall'Ucoii, finanziate da giunte di centrosinistra, e credo che sia necessario garantire il culto ai musulmani moderati che chiedono di essere aiutati. L’albo degli imam è fondamentale, come la predica in italiano e tutto ciò che la legge consente per combattere il fondamentalismo e far sentire più sicuri i cittadini. Vedo un filo di violenza che lega le bandiere bruciate, la provocazione delle preghiere e gli inni ad Hamas. Noi dobbiamo riprendere i nostri valori fondati sul cristianesimo, che rimane il fondamento della nostra convivenza civile anche se siamo laici, e bloccare la follia del fondamentalismo. Avremmo mai pensato un anno fa che centinaia di persone pregassero in piazza del Duomo rivolti alla Mecca?».