Quelle profezie

Ruggero Guarini

Per quali oscure ragioni non solo a tante animucce sprovvedute votate al culto del profetismo pasoliniano ma anche a non poche menti lucide e agguerrite continua a sfuggire che le due principali profezie del Pasolini «corsaro», ammiratissimo, per esempio, anche da un critico acuto come Alfonso Berardinelli, che recentemente è tornato a esaltarlo sul Foglio, si sono da un pezzo rivelate due perniciose fandonie?
La più apprezzata - «il processo al Palazzo» - come ha ben visto Arturo Gismondi, nel miglior libro che sia stato scritto sulla leggenda di Mani Pulite («La repubblica delle procure»), appare oggi come l’auspicio di un evento non meno iniquo di quelli che lui denunciò in quell’arringa del '74. Nella quale infatti gli accadde, dopo aver abbozzato una sinossi della storia dell’Italia democratica in termini di storia criminale, di salvare da quel repertorio d’infamie soltanto il Pci, definendolo «un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico». Sicché quel testo dovrebbe essere ormai riconosciuto come il nucleo del teorema manettaro che venticinque anni dopo sarebbe stato attuato dai giudici di Mani Pulite accoppando tutti i partiti della Prima Repubblica (che bene o male ci avevano aiutato a restare nell’area democratica e occidentale) fuorché appunto il Pci.
L’altra - la famosa «mutazione antropologica» - oggi sembra una barzelletta. Nell’era delle bombe umane prodotte in serie dalla catechesi coranica del terrorismo islamico nulla in effetti dovrebbe farci ridere più dell’idea (da lui sventolata riciclando, col suo indubbio talento retorico, gli avanzi di alcune nobili minestre apocalittiche, dal pauperismo vetero-cristiano alle imprecazioni antimoderne di Rousseau e dai furori antiborghesi del giovane Marx fino alle sublimi irrisioni antilluministiche della scuola di Francoforte) che la più atroce catastrofe umana fosse supposta trasformazione delle masse occidentali in vasti armenti di ottusi consumisti omologati e plagiati dal potere neo-capitalistico.
Anche ai suoi fan più appassionati dovrebbe essere insomma chiaro che un pochettino più terrificanti sono le mutazioni che oggi, in certi splendidi avanzi del loro amatissimo terzo mondo preborghese e preindustriale, vengono inflitte abitualmente ai fanciulli. E specialmente quella che tanti piccoli islamici subiscono allorquando, sotto lo sguardo amoroso dei loro piissimi educatori coranici, incominciano a sognare di volarsene al più presto nel paradiso di Allah facendosi saltare in aria con un bel grappolo di infedeli.
Capisco che è un po' doloroso, per chi l’abbia a lungo coltivata, abbandonare la nobile idea che il potere più violento e totalitario di tutti i tempi sia quello che ha permesso al capitalismo borghese di trasformare gli umani in orrendi divoratori di merci superflue. Ma non lo sarebbe un po' meno se contestualmente si ammettesse che forse un po' più violento e totalitario è il potere, squisitamente pre-capitalistico, esercitato serenamente dai capi del terrorismo islamico, di trasformare legioni di ragazzini in altrettanti angioletti votati al massacro e al suicidio?
guarini.r@virgilio.it