Quelle quattro sconfitte che divorano l’anima

(...) assetto difensivo e riproposizione di gioco degni del suo cliché, dopo tutte le disgrazie del mondo il furibondo Walter si ritrova a dover attaccare - per dirla con Nicolò Carosio - con «mezze punte e puntine da disegno».
In questa chiave c'è stata jella assoluta e mortale (Bazzani-Bonazzoli-Bazzani), senza precedenti a mia memoria, sigillata dalla beffa Borriello: se Bazzani si fosse fermato 15 giorni prima, il Milan, che legittimamente voleva Borriello impegnato in campo, lo avrebbe lasciato volentieri alla Sampdoria anziché mandarlo a Treviso. Ma ripeto l'altro concetto che mi sta a cuore: da un Club che ha lodevolissimamente fatto 30 su tutti i fronti in pochi anni mi aspettavo che, dopo essere arrivato a un punto dalla Champion's League, trovasse la forza di fare 31. Ma pazienza. Mi guardo indietro e dico che va già bene così.
Ribadisco il concetto: la forza di questo Genoa, nel girone A della serie C1, poggia principalmente sulla debolezza degli avversari. Non si tratta di un postulato, proposizione priva di evidenza e non dimostrata che darei per vera soltanto al fine di imporre agli altri il mio convincimento. Si tratta di un assioma, reso palesemente vero dall'andamento dei primi trequarti di campionato che il Genoa è riuscito a dominare pur giocando raramente bene. In questa chiave, pur essendo personalmente contrario per principio all'esonero dei tecnici a lavori in corso, ho ritenuto accettabile la decisione di Enrico Preziosi di liberarsi traumaticamente di Vavassori, bravo allenatore e uomo probo.
Mi spiego. La condizione necessaria e probabilmente sufficiente per rimettere il Genoa al riparo dagli insidiosissimi play-off era quella di affrancare il clan rossoblu dall'infantile perniciosa «sindrome da girone di ritorno». Sotto questo profilo Vavassori era forse diventato vulnerabile, mentre proprio in questa chiave mi lascia particolarmente tranquillo il sostituito Attilio Perotti, di cui apprezzo da un terzo di secolo non solo la competenza calcistica, il gusto per il gioco e il sincero attaccamento alla bandiera del Grifone, ma pure la rassicurante freddezza e lucidità di cervello.
Intendiamoci, non è successo niente di esaltante, si è battuto il Pro Sesto a Marassi, ma è di fondamentale importanza che si sia rimessa a posto la classifica senza subire gol, dopo i sei incassati nelle due precedenti partite che avevano globalmente fruttato un misero punticino. La mano e il cervello di Perotti si sono già visti nella saggia gestione del redivivo portiere Scarpi, dato per disperso nei meandri delle leggende metropolitane specialità indiscussa di sponda rossoblu. Una prima spruzzata di buonsenso in un ambiente che principalmente di quello ha bisogno per concludere vittoriosamente il campionato. Se poi Scarpi, superficialmente accusato di disonestà, si fosse sacrosantamente difeso in pubblico qualche mese prima senza fare accuse generalizzate, sarebbe stato tanto di guadagnato per lui e per il Grifone. Ma pazienza.
L'importante è che venga il sospiratissimo primo posto finale e la parola ripassi a Preziosi: il quale dalle inenarrabili traversie calcistiche ed extracalcistiche passate avrà pure imparato qualcosa che valga a completare positivamente l'indiscussa competenza sua e dei suoi più stretti collaboratori quali scopritori di talenti extra strong.