Quelle raccomandazioni della Segreteria di Stato

Davanti al corpo diplomatico il Pontefice ha evitato ogni riferimento alla situazione italiana, dando al discorso un respiro internazionale

da Roma

La frase del Papa che seguiva le parole di plauso per la moratoria sulla pena capitale vanno intese come un sostegno esplicito all’iniziativa di cui si dibatte in Italia in seguito alla proposta di una moratoria della legge 194 che sancisce il diritto all’interruzione di gravidanza? Nei sacri palazzi vaticani, durante gli ultimi giorni, si è discusso dell’opportunità di inserire una menzione diretta della moratoria sull’aborto. Ha prevalso, in Segreteria di Stato, il parere che l’accenno diretto all’iniziativa sarebbe suonato come troppo legato al dibattito italiano, in un contesto internazionale quale quello del discorso al corpo diplomatico. L’ultima decisione in merito, ovviamente, è stata del pontefice, che ha scelto di non citare direttamente la moratoria sull’aborto. Al tempo stesso però, nel suo discorso, Benedetto XVI è tornato a parlare della sacralità della vita, deplorando «ancora una volta» - sottolineatura che fa comprendere come questo tema non sia mai scomparso dall’agenda del Papa e della Chiesa cattolica - gli «attacchi continui perpetrati» nel mondo contro la vita umana. È vero che l’aborto in quanto tale non è stato mai citato, ma è altrettanto vero che Papa Ratzinger ha apprezzato l’iniziativa di Ferrara e le ragioni che il giornalista ha espresso, così come apprezza ogni convergenza tra laici e cattolici sulla difesa di quelli che lui stesso ha definito «valori non negoziabili».
Va poi ricordato che sull’argomento moratoria si sono già pronunciati prima il Vicario di Roma ed ex presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini, e poi il suo successore alla guida dell’episcopato italiano, il cardinale Angelo Bagnasco. La Chiesa italiana, nella sua istituzione rappresentativa, ha dunque già preso posizione. Entrambi, aderendo alla proposta ma anche consapevoli delle prevedibili lacerazioni e tensioni presenti nel mondo politico (con la conseguente e ormai ordinaria ricaduta delle solite accuse rivolte contro la Chiesa «colpevole» di indebita ingerenza), hanno chiesto che almeno si lavori per applicare fino in fondo quella parte della 194 destinata a promuovere la tutela della maternità e a studiare possibili aggiornamenti in quelle parti che si possono considerare superate dalle nuove conoscenze scientifiche.
Lo stesso Movimento per la vita, che si è trovato rimesso al centro del dibattito grazie all’iniziativa di Ferrara, è cosciente dell’impraticabilità di proporre un nuovo referendum abrogativo della 194: «Non ci sono le condizioni storiche, sociali e culturali per un’iniziativa del genere», aveva detto Carlo Casini, il presidente del Movimento, al Giornale. La via su cui i cattolici intendono insistere è quello dell’aiuto alle mamme. «Esiste una libertà di non abortire - spiegava Casini -. L’aborto non è l’unic
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