QUELLE «RELAZIONI» TROPPO AMBIZIOSE

L’aspetto singolare dei talk show «al femminile» è che c'è immancabilmente un esponente maschile (psicologo, sessuologo o semplice ospite pronto a sbucare da dietro le quinte come accadeva ad Harem) chiamato a fare da riferimento alla discussione, a darle una certificazione di autorevolezza. Succede anche al nuovo programma Relazioni pericolose (domenica su La7, ore 23,40), dove ogni discorso sulle scelte di vita delle protagoniste viene chiosato dal sessuologo Maurizio Bini, che pur cercando di prendere le distanze dal ruolo di interprete delle dinamiche femminili finisce per essere il deus ex machina della situazione. Non occorre essere femministi per riscontrare un'anomalia evidente in trasmissioni di questo genere, tutte asservite al solito schema per cui «l'ultima parola», persino sulle scelte di vita sentimentali delle donne, la deve dare un uomo, con o senza laurea in bacheca, altrimenti chissà che succede mai, magari qualcuno potrebbe pensare che la trasmissione non sia abbastanza credibile. In realtà i motivi di perplessità dopo aver visto la prima puntata di Relazioni pericolose vanno al di là di questo. Le prime due vicende di cui si è occupato il programma avevano quel sapore di superficiale pretestuosità che è il rischio maggiore dei talk show di questo tipo, in cui si prendono due tipe e le rispettive storie (le trentenni Tiziana e Barbara, una trevigiana e l'altra di Torino, la prima stancatasi del suo felice matrimonio dopo cinque anni e ora single, la seconda fidanzatasi «al buio» ma ancora in cerca di emozioni forti via internet) allo scopo di dibatterne in studio. Convenevole televisivo impone (ma lo impone davvero?) che le protagoniste si dichiarino sistematicamente «felici delle proprie scelte» (felici prima, durante, dopo), che il medico apprezzi per cortesia di ospitalità ogni pur nebulosa motivazione addotta per spiegare tali scelte, che la conduttrice Camila Raznovich chieda anche a Remo Girone se il suo matrimonio è felice (sì, è felice) e a questo punto non si capisce bene perché si dovrebbe proseguire nella visione, specie ricordandosi delle immortali parole di Tolstoj («Le famiglie felici si assomigliano tutte, le altre sono infelici ciascuna a modo suo»). Succede anche che la conduttrice in vena di complimenti definisca «fine umorista» l'attrice Alessandra Faiella, ma quest'ultima ne tradisca la fiducia sul più bello, apprezzando con le seguenti parole la «scelta di vita» di una delle protagoniste: «Finalmente una donna che ha tirato fuori il suo inzoccolamento». Per il momento la trasmissione non ha ancora scelto cosa essere: se un talk show ambizioso o un esercizio di umorismo involontario.