Quelle ricorrenze che fanno rima con spreco

da Milano

Il più clamoroso autogol nell’infausta storia dei conti pubblici l’Italia lo segnò nel 1990, con il pasticciaccio brutto dei Mondiali, i costi degli stadi triplicati in corso d’opera, e un totale di qualcosa come 10mila miliardi di lire buttati fra cattedrali nel deserto e faraonici progetti infrastrutturali rimasti nel cassetto. Ma nel Paese delle celebrazioni, in cui gli eventi da finanziare se non ci sono si inventano, quello fu solo il fischio d’inizio. Non andò meglio due anni dopo con le Colombiadi, che videro protagonista Genova. E non fece miglior figura la Sicilia dell’Universiade del 1997. E lo stesso Centenario dell’Italia unita, nel 1961, viene spesso ricordato come un’operazione di sola immagine, costosa e con alcune opere rimaste incompiute.
L’Italia nel pallone. Il presidente del Comitato organizzativo, Franco Carraro, il Mondiale lo presentò così: «Sarà l’occasione più opportuna per dimostrare non solo le nostre capacità organizzative, ma anche l’alto livello tecnologico raggiunto in tutti i settori della vita nazionale». Fu l’esatto opposto. Il bilancio finale parlava di 7mila miliardi spesi per la sola ricostruzione degli stadi e per gli interventi infrastrutturali, contro i 3mila stimati originariamente dal governo, con una lievitazione dei costi più che raddoppiata rispetto ai preventivi, con punte del 75,8 per cento, 25 morti e 679 feriti sul lavoro, e risultati da débâcle: alberghi mai completati, stadi inagibili, campi per lo più impraticabili. Riassunse lo scandalo un grande calciatore, all’epoca deputato dc, come Gianni Rivera: «O ci troviamo di fronte a gente incompetente, oppure si gonfiano i consuntivi».
Alla scoperta dell’America. «Tutte le strade portano a Genova, ma dopo le Colombiadi». Iniziava così un articolo del Sole 24 Ore del 26 luglio 1992. Perché il quadro era già impietoso: delle 26 opere stradali per le quali l’Anas stanziò 2mila miliardi, solo due erano state consegnate al 30 aprile, e già in ritardo rispetto al termine degli appalti del 27 febbraio. Genova si rifece il look, ma a caro prezzo e con tempi biblici, là dove lo Stato stanziò qualcosa come 6mila miliardi in opere edili che solo per metà furono consegnate in tempo per celebrare Cristoforo Colombo. Per non parlare degli strascichi giudiziari di quel sottopasso nel centro di Genova che, costruito così basso che i camion ci si incastravano sotto ma a costi che la magistratura definì «spropositati», vide imputato l’attuale presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, ex ministro dei Trasporti ed ex sindaco di Genova, all’epoca dei fatti vicesindaco, che fu assolto solo perché, anticipando il collega Antonio Bassolino, riuscì a dimostrare di aver firmato le delibere senza averle lette. Scrisse il giudice Carlo Barile che Burlando «non era in grado di valutare» i sovrapprezzi, «non aveva la capacità o competenza di apprezzare la congruità dei costi», e insomma era «impreparato» e «disattento», ma onesto.
L’Universiade degli sprechi. E onesti furono giudicati anche gli amministratori della Regione Sicilia che, era il 1995, in vista dell’Universiade che si sarebbe svolta due anni dopo fra Catania, Palermo, Messina e Trapani, se ne partirono alla volta del Giappone per seguire l’Universiade di Fukuoka a spese dei contribuenti, con una delegazione di politici, burocrati, giornalisti, artisti, gruppi folkloristici, per un totale di 200 persone costate 4 miliardi o su di lì. Era solo l’inizio e finì peggio. Era il 2003 quando il Comune di Catania si decise a portare a compimento il palazzo dello sport di Nesima, una delle grandi incompiute che pasticci giudiziari e burocratici avevano bloccato nel ’97. Sempre nel 2003, il campo da calcio del Librino era abbandonato alle erbacce, e ancora sconosciuto agli stessi abitanti del quartiere.
paola.setti@ilgiornale.it