Quelle scelte sbagliate ai danni di tutti

Alla fine (ma fu così anche al principio) tutti, in questo Paese, dicono che tutti sono scontenti della Finanziaria. È talmente vero che lo ha riconosciuto anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi. Ma c’è l’inganno: lo ha detto pensando di dire una cosa nobile e, in effetti, potrebbe essere così. Ma non è questo il caso.
Spieghiamoci. Una Finanziaria occupandosi di tasse e di spese, dovrebbe essere lo strumento che non fa favori a qualcuno piuttosto che a un altro ma che mette in piedi dei provvedimenti che aiutino il Paese nel suo complesso. Da questo punto di vista potrebbe essere giusto scontentare un po’ tutti: potrebbe voler dire non avere ingiustamente accontentato solo qualcuno. Il problema è che la Finanziaria del Professore bolognese ha scontentato tutti perché non ha fatto le cose giuste per nessuno.
Spieghiamoci. Non ha fatto le cose giuste dal punto di vista della spesa. Del resto non le poteva fare perché se le avesse fatte il governo sarebbe morto un minuto dopo. Un po’ per le spallate di Paolo Ferrero e compagni e un po’ per quelle di Guglielmo Epifani e compagni, che hanno le spalle più grosse non in proprio, ma per quel blocco sociale che militarmente rappresentano. Di questo abbiamo parlato tante volte. Il problema non è che lo diciamo noi, il problema è che lo hanno detto, in rapida successione, nei giorni scorsi: la Banca d’Italia guidata da Mario Draghi (non da Antonio Fazio), l’Unione Europea, le agenzie di rating, vari studiosi di economia di una parte e dell’altra. Qui per fermarci a chi parla di economia. Se poi si passa a chi l’economia la fa e cioè le categorie produttive, non dobbiamo neanche ricordare l’elenco perché basta che il lettore accenda la televisione per i telegiornali della sera e ascolterà le critiche dei commercianti, di Montezemolo, degli agricoltori, dei professionisti, eccetera eccetera.
Non ha fatto quello che doveva neanche dal punto di vista delle entrate, cioè delle tasse. Anche qui non lo ha fatto perché, se lo avesse fatto, ora sarebbe a Bologna e non più a Roma, cioè a casa sua dove, come ci ha ricordato ieri, sta anche piuttosto bene. E forse staremmo meglio anche noi. Ma dicevamo delle tasse: hanno detto che hanno redistribuito la ricchezza. Questo vorrebbe dire, se fosse vero, che hanno preso un po’ di soldi ai più ricchi e li hanno dati ai più poveri. La verità è che li hanno presi agli uni e agli altri, impoverendo chi non aveva bisogno di essere impoverito e in alcuni casi togliendo la voglia di fare a chi dovrebbe fare perché obiettivo di una politica fiscale che non potremmo definire meglio che Vischiosa (messa in opera dal ministro Visco).
Se avesse ragione il presidente Montezemolo, almeno questa Finanziaria avrebbe un’anima, pure sbagliata come quella classista. In realtà questa legge finanziaria non è neanche degna dell’aggettivo «classista» perché non è a favore di una classe piuttosto che di un’altra. È, più semplicemente, contro tutte. Non aiuta chi produce la ricchezza che poi è il modo vero di aiutare chi la ricchezza non l’ha. Non aiuta chi è svantaggiato perché non favorisce la creazione di ricchezza e lo illude di redistribuire anche a lui un pezzo di torta. Invece, come si renderà ben conto, gli toccano solo delle briciole nel migliore dei casi. In molti altri anche i più svantaggiati si troveranno un po’ di ricchezza in meno.