Quelle serrande aperte a pochi passi dal Cie

«Sapevamo che un locale da queste parti era in vendita. Siamo venuti in incognito per vederlo. Siamo entrati qui, e non eravamo ancora sicuri che fosse il posto giusto. Abbiamo pensato: “se è questo facciamo il botto”. E’ stata un’intuizione fulminea». Hanno lasciato ognuno il proprio lavoro (Davide gestiva tre autofficine, Diego lavorava già in un locale a Milano), e hanno deciso di comprare, restaurare, e, a metà settembre, ri-aprire il nuovo Gallery 56, la vecchia mensa della Richard Ginori in via Tucidide 56 all’angolo con l’inizio di via Corelli: «Vogliamo offrire di tutto di più, organizzeremo anche tante serate». Al Gallery 56 si mangia a pranzo e cena, tutto cucinato da Libera, bravisssima cuoca, happy our compresa. Alla sera la proposta è soprattutto di piatti di carne e pesce alla griglia, e sempre, a qualsiasi ora, una notevole attenzione per il bere: «Siamo specializzati in birra (belghe, tedesche e inglesi), vini italiani e qualche etichetta francese, e cocktail». L’intuizione di Davide e Diego non sembra sbagliata. «Fare il botto» in via Corelli e dintorni ora potrebbe essere possibile. Ci vuole poco infatti a scoprire che la zona è una meta per molti ragazzi di Milano, e non solo. Si trova facilmente parcheggio (ed è anche gratuito), i prezzi dei ristoranti non sono stellari e ci si può fermare dopo cena. Una strada apparentemente fuori mano, che fino a pochi anni fa era periferia, dimenticata, e tutt’oggi menzionata più che altro per il Cie (Centro di identificazione ed espulsione), ancora costeggiata in certi punti dai campi agricoli, via Corelli sta acquisendo un suo fascino che mischia il nuovo con la tradizione, la campagna con la città, il design col dialetto. In tutto, al momento, si contano quasi una decina di attività tra fattorie, discoteche e ristoranti, altri negozi o luoghi particolari. «Non c’è un vero e proprio progetto di rivalutazione, i privati stanno acquistando gli spazi in via Corelli perché ha ancora dei buoni prezzi, e poi li rinnovano», dice il signor Gianni che con la moglie, e cuoca, Cinzia hanno aperto la «Sidreria» in via Corelli 31, ristorante italiano in cui si può bere il sidro e dove sorgeva «L’Hosteria del Oppio» (nome derivante da «Loppo», l’Acero opalo o Loppo, largamente diffuso nella zona. Le cronache parlano già di questo ristorante nel 1300 come di «un’osteria rivierasca, presso il pons Opii sul Lambretto»). Non ci sarà un vero e proprio progetto di riqualificazione, ma il Comune ha favorito la rinascita della zona: «aver reso tutta via Corelli ciclabile è stato un grande segno di cura» dicono infatti da «La Rustica», ristorante calabrese esistente da una decina d’anni. «Certo, è chiaro che qui si viene appositamente, non è un luogo di passaggio». Possono confermare dall’«Osteria I Valtellina», in via Taverna 34 (una traversa di via Corelli): osteria immersa nel parco Forlanini che dal 1986 ha come specialità ricette valtellinesi e di cacciagione, è ormai meta suggerita agli stranieri dai migliori hotel della città e conosciuta anche da diversi personaggi famosi (da Materazzi, alla Hunziker, da Don Mazzi fino a Bill Gate). «Ma rimane un ristorante non troppo da esibizionisti – dice il signor Lino Manfredi, che l’ha aperto 25 anni fa-». Una semplicità che nasce dal gusto, l’esperienza, e il non essere altezzosi: «Abbiamo iniziato come una trattoria –continua Lino Manfredi-. Servivamo il pranzo agli operai che costruivano le torri sotto al cavalcavia Buccari, poi la sera cambiavamo le tovaglie e preparavamo la cena per molti delle immediate vicinanze. Poi, lentamente, tutta via Corelli è cambiata. E ora, proprio qui davanti, dove anni fa c’erano i rom, gli zingari, ora stanno costruendo un campo da golf. Io sto già lasciando l’attività a mio figlio, 37 anni. Questa è ora una zona per giovani che hanno voglia di fare». Sempre in via Taverna, al civico 2, si può proseguire la serata al «The Beach», il disco resaurant in mezzo ai campi. In realtà al «The Beach» si può anche cenare (cucina italiana con influenze di altri sapori), anche se qui i prezzi sono decisamente più alti che negli altri ristoranti della zona e il locale si propone come un posto molto sofisticato, al contrario di tutti gli altri. Per dirla con Massimo Sottili, 47 anni, che ha aperto un anno fa la «Galeria» in via Corelli 27, trattoria di cucina lombarda, «semm in semplicità e l’è anca bell là in periferia, senza bordell»: spazioso e accogliente, il «Galeria» ha anche un ampio giardino all’aperto e parcheggio interno. «Il fatto che acquistino i locali persone che non hanno tanto budget di investimento, ma che vogliono creare la propria attività, crea senza dubbio la qualità. A noi poi fa piacere che ci sia il Cie proprio qui davanti –dice Massimo-. Passa una ronda di militari ogni 5 minuti, è un luogo sicurissimo». Altra «rivelazione» nuovissima di via Corelli 56 è il distributore Q8, che rifornisce anche di metano ed è creato con l’intento di diventare un luogo di ritrovo: è infatti possibile lavare ad ogni ora l’auto o la moto, ed è in costruzione il ristorante-pizzeria che servirà la pizza ad ogni ora.