Quelle sessanta denunce cadute nel vuoto

Il primo esposto nel 1991. Poi, le lettere al capo dello Stato e al presidente della Camera. E il silenzio del sindaco partenopeo

nostro inviato a Napoli

«Risulta allo scrivente che circa due mesi fa un gruppo di giovani non meglio identificati, compiendo effrazione sulle serrature poste a presidio della porta dell'immobile sito in via Gianturco, si è introdotto abusivamente mettendo sottosopra tutto quanto contenuto nei locali. Grazie all'intervento delle forze dell'ordine i giovani hanno abbandonato l'immobile nel quale veniva rinvenuto materiale ciclostilato di organizzazione politica di estrema sinistra. Si è provveduto così all'installazione di nuove serrature ma l'accorgimento non ha sortito effetti giacché, poco dopo, la polizia segnalava una nuova effrazione e l'ingresso nei locali da parte degli stessi giovani. È seguita denuncia alla procura che non ha avuto alcun seguito...». Così, l'11 giugno 1991, con un esposto alla procura di Napoli, iniziava la battaglia contro il blitz no global nello stabile che per 15 anni ha ospitato abusivamente il centro sociale autogestito Officina99. A quell'esposto-denuncia hanno fatto seguito una sessantina di «aggiornamenti» inoltrati all'autorità giudiziaria, all'amministrazione comunale, alle forze dell'ordine, ai gestori dei servizi pubblici (luce, acqua, gas, telefono, rifiuti) a chiunque avesse titolo a intervenire e puntualmente non è intervenuto. Nel libro-bianco confezionato da Maurizio Casanova c'è tutto, persino la corrispondenza col Quirinale (nell’ottobre 2001 l'Ufficio per gli affari giuridici del presidente della Repubblica gli risponde che «il capo dello Stato non interferisce con la funzione giurisdizionale, il cui autonomo e indipendente esercizio è costituzionalmente riservato alla magistratura») e con Montecitorio (a settembre 2001 il capo segreteria del presidente della Camera dei deputati fa sapere a Casanova che «il presidente Casini ha letto la sua lettera e ne ha preso atto, ma la questione da lei sollevata è di competenza della magistratura alla quale lei si è già rivolto. Ogni intervento risulterebbe una indebita interferenza e non è pertanto possibile»).
Non ha risparmiato nessuno, in tre lustri, il buon Casanova. Che a dispetto del cognome, ci ha provato a «conquistare» la signora Iervolino adducendo motivazioni sacrosante alla sua giusta causa: «Signor sindaco, l'ho seguita con grande attenzione durante la sua campagna elettorale, le ho spesso sentito dire, cito le sue parole, “Sarò il sindaco di tutti i napoletani, specialmente di quelli che subiscono ingiustizie”. Mi sono sempre comportato secondo le LEGGI che regolano questa società. Non mi deluda, faccia presto, prestissimo la prego». Era il 28 dicembre 2001...