Quelle signore insultate così, per sport

C inquanta insulti del secolo. Gli inglesi si divertono, il Times si occupa di questo, l’estate stuzzica la fantasia, il Financial Times ha appena svestito le italiane già nude di loro, adesso tocca alla casa madre aprire l’album delle gentilezze e affini, mettendo in testa alla classifica di sempre Marco Materazzi per i suoi dolci e professionali sussurri rivolti a Zinedine Zidane e alla sorella del medesimo nella finale mondiale di Berlino. In verità il Times non esplica, non spiega, non svela insomma la frase esatta pronunciata da Matrix, nessuno l’ha mai scoperta, le intercettazioni, per il momento, non sono scese in campo, si cerca di intuire con il labiale, comunque Materazzi, il più fischiato del mondo, provocatore e martire nel giro di due secondi, si piazza al primo posto assoluto, potrà aggiungere un tatuaggio ai mille che coprono le sue membra mondiali.
L’elenco dei Cinquanta è vario e avariato. Restando nel football da ricordare l’elogio di George Best per Beckham che cercava di rubargli la gloria con la maglia del Manchester United: «Non sa calciare di sinistro, non sa colpire di testa, non è bravo nel tackle, non segna molto, a parte questo è ok». Best era un irlandese del nord, Roy Keane un irlandese di Dublino, mandò a quel paese, cioè in Inghilterra, l’allenatore dell’Eire, Mick McCarthy, irlandese di origine ma oxfordiano di pronuncia e di nazionalità, colpevole di averlo lasciato a casa prima del mondiale del 2002: «Eri mediocre come calciatore, lo sei come allenatore, l’unica ragione che mi lega a te è che sei l’allenatore della mia nazionale, non sei nemmeno irlandese ma un fottuto inglese e questo mettitelo in quel posto...».
Restiamo nel nord dell’isola. Tommy Docherty, allenatore dei Rangers, non copriva di coccole Lorenzo Amoruso: «Mi dicono che ricorda nel gioco Billy McNeill ma io non ricordo che Billy facesse cagare». Dave Jones, manager del Barnley, così descriveva il suo calciatore supervalutato Carlton Palmer: «Dicono che copra tutto il campo, per forza, non sa stoppare la palla». L’ex milanista Jimmy Greaves non aveva in simpatia Vinnie Jones: «Ormai siamo alla frutta, nel calcio c’è la cocaina, c’è la corruzione, c’è l’Arsenal che segna anche due gol e c’è Vinnie Jones che va in nazionale, è la fine».
Il Times regala un posto (il diciottesimo) anche a un altro italiano, Giovanni Trapattoni: «Di Canio in nazionale? Nemmeno se dovesse scoppiare la peste bubbonica», disse il Trap per chiudere un caso e una convocazione. Per chiudere invece l’argomento calcio ecco una carezza del commentatore della Bbc, datata 1995: «Studi medici dichiarano che i calciatori subiscono conseguenze al cervello ogni volta che colpiscono il pallone di testa. In verità credo che siano stupidi già in partenza».
Cambiamo sport. Nella boxe da segnalare il dialogo raffinato tra Joe Frazier e Ken Norton. Joe: «Mia moglie ha appena avuto un bambino!», Ken: «Congratulazioni. Chi è il padre?».
Se qualcuno pensa che i golfisti siano dei signori di alto censo sappia che Nick Faldo così replicò alle critiche dei giornalisti: «Devo ringraziare la stampa dal profondo del mio culo». Restiamo tra i gentleman: Mc Enroe, vi dice nulla questo cognome? Qualcosa deve ricordare a quel giudice di linea che urlò «out» un diritto dell’americanissimo che così a sua volta urlò: «Ehi tu, vedi peggio di questi fottuti fiori che sono fottutamente di plastica». Per finire, una scenetta meravigliosa tra due cricketers. L’asutraliano Glenn McGrath osò provocare il rivale dello Zimbabwe, Eddo Brandes: «Perché sei così grasso?», chiese Mc Grath e Brandes rispose: «Perché ogni volta che mi faccio tua moglie a letto lei mi dà un biscotto».
Partiti dalla sorella di Zidane, cala la tela con la signora McGrath. Gli uomini di sport tengono molto alla famiglia. Soprattutto a quella degli altri. Che tempi. Sorry, che Times.