Quelle strane analogie con il biennio ’92-93

Naturalmente è solo una coincidenza che mentre si formava il governo Monti, si accelerassero le inchieste sul San Raffaele, si diffondessero voci sprezzanti su don Luigi Verzé, si arrestasse Piero Daccò, secondo la stampa forcaiola legato a importanti ambienti del centrodestra lombardo. Ed è insensato ritenere che l’evoluzione delle indagini sull’Enav, con vari arresti romani e accuse di corruzione al tesoriere nazionale dell’Udc Giuseppe Naro, sia mossa da qualche pulsione politica.
Solo menti deliranti possono credere che le indagini sul magnifico ospedale privato milanese possano essere influenzate da ambienti della magistratura particolarmente leali verso un accrocchio di potere di grandi banche e grandi quotidiani a sua volta intimo del governo Monti e interessato alla sanità privata. E solo paranoici possono credere che si consumi l’attacco a una delle nostre più belle imprese, la Finmeccanica, finita da tempo sotto bersaglio da parte dei «soliti» ambienti (che non esistono) insieme all’Eni e a un’indisciplinata Fiat, solo perché un certo potere bancocentrico è in espansione.
D’altra parte perché - chiediamo ai «deliranti» - se ci fosse un attacco politicamente motivato, sarebbe rivolto a un partito così utile all’attuale esecutivo come l’Udc o agli altrettanti servizievoli dalemiani (accusati di avere - suppongo ingiustamente - troppi amici dell’Enav)? E perché poi aggredire proprio gli ambienti lombardi del centrodestra più dialogante?
Di fronte a queste contestazioni i decrittatori paranoici di assolutamente normali e come al solito riservate indagini giudiziarie, ricordano quel che avvenne nel ’92 e nel ’93 durante i governi tecnici Amato e Ciampi, quando non solo la mano giudiziaria ridisegnò il potere economico, liquidando i socialisti dell’Eni e poi cercando di destrutturare la società (che per fortuna resistette). Non solo vennero poste le basi per terminare la vita della grande Cariplo, non solo vennero definite le premesse per privatizzazioni non proprio felicissime. Insomma non solo le indagini avrebbero dato una bella mano a certi ambienti - riferisco la tesi dei paranoici - economici per conquistare posizioni centrali nella finanza nazionale, ma poi avrebbero bombardato anche ambienti assai utili al decollo di Mani pulite: da Giorgio La Malfa e il suo partito degli onesti, a un leader degli innovatori come Ciriaco De Mita, a Claudio Martelli che con la frase sul «ridare l'onore ai socialisti» diede la sua pugnalatina a Bettino Craxi, e infine a Giulio Andreotti la cui amica di corrente Ombretta Fumagalli aveva contributo a colpire la Milano socialista.
Certo alcuni fatti di quegli anni non sono del tutto razionalmente spiegabili ma come credere ai complotti segreti? Bisogna proprio finire al livello del Fatto? L’ala delirante-realista spiega che il problema non è quello di congiurati e di luoghi misteriosi dove si decide chi colpire e chi no. Non è così che funziona la storia - dicono i deliranti semirazionali - bensì secondo i meccanismi di un potere articolato e sviluppato come il nostro. Il sistema democratico garantisce che le inevitabili tensioni di una società complessa siano affrontate con una certa trasparenza perché chi è responsabile di regolamentare «il traffico» (governo e parlamento) risponde al popolo grazie al voto. Se si sospende questo meccanismo, si determina una situazione di irresponsabilità «di fatto» e altri poteri della società riempiono automaticamente il «vuoto» che si è creato (senza bisogno di riunioni in stanze buie) e per affermare il loro potere non colpiscono tanto le forze ancora in grado di reagire (così successe nel 1992-1993 quando Lega, Msi, e Pci-Pds la scamparono) ma quelle anche amiche che non sanno come difendersi e che, quando destrutturate, non potranno più esprimere alcuna iniziativa (tipo sostenere l’operato di una Guardasigilli garantista come Paola Severino).
Naturalmente c’è molta miopia - spiegano ancora i paranoici razionali- in questo tipo d’azione che richiederebbe una soluzione ben più radicale tipo le sospensioni della democrazia dei militari turchi negli anni Settanta e Ottanta. Perché irritare il popolo che poi voterà è sempre un bell’azzardo.