Quelle «strane» donne sono divise come le due Germanie

«L’una e l’altra», novità di Botho Strauss nella messinscena di Cesare Lievi è un ambizioso ritratto di un insolito amore e del masochismo al femminile

Da anni Botho Strauss prosegue la sua ricerca sulle radici del linguaggio e le infinite possibilità della comunicazione a teatro, dopo aver tentato di scardinare la struttura del romanzo. Prezioso collaboratore di Stein negli anni gloriosi della Schaubuhne, Strauss fatica a liberarsi delle scorie stilistiche distillate nel corso della carriera. Lontana anni-luce la levità e la poesia che alitava sulla nevrosi coatta di Grande e piccolo o sul frenetico avvicendarsi del delirio amoroso nel Parco, la sua sapiente rilettura shakespeariana, oggi la sua drammaturgia ha perso in freschezza e volontà di stupire. Come facilmente si evince da L'una e l'altra.
Dove in una serie di quadri volutamente slegati, la saga patetica di un nucleo familiare in assenza del padre, che rese madri in passato sia la moglie che l'amante, ha prodotto un universo spaiato. Con le due donne attestate in un rapporto di ambigua simbiosi mentre la figlia dell'una come il figlio dell'altra fondano una coppia asimmetrica in cui, al posto del sesso, trionfa tragico il masochismo. Vissuto nel quotidiano dall'elemento femminile mentre quello maschile si compiace, ma solo in sogno, di un sadismo di complemento consumato sulla compagna che, sotto i suoi occhi, si mette in croce in omaggio a Gesù.
Ma questa pièce dove la lucidità informale della lingua si sposa mirabilmente al taglio secco e impietoso tipico del kammerspiel coltiva ahimé l'ambizione di assurgere a compendio di tutto il teatro occidentale, partendo a ritroso da Pinter per giungere alla Tempesta, ed è qui che il discorso invece di dilatarsi ad apologo si frantuma nel chiacchiericcio per colpa dell'eccessivo carico di spunti. Come quello, visibilissimo, di adombrare nell'Una e nell'altra le due anime della Germania, tuttora divise dopo l'avvenuta riunificazione. A illuminare la struttura di questa pièce-simbolo della crisi, Cesare Lievi si è dedicato con risultati esemplari creando, sulla scorta dell'accecante bianco a specchio della scena di Margherita Palli, una sorta di laica Via Crucis. Frugata dall'ombra elusiva e scura di una memorabile Paola Mannoni subdolamente intrecciata dalla grazia ironica e sfuggente della dotatissima Ludovica Modugno.

L'UNA E L'ALTRA - di Botho Strauss Ctb di Brescia. Regia di Cesare Lievi, con Paola Mannoni e Ludovica Modugno. Torino, Fonderie Limoni di Moncalieri, fino al 7 dicembre.