«Ma quelle strutture sono antieconomiche»

Il capo del Dap: «Penitenziari troppo piccoli, il personale sarebbe inadeguato»

Gentile direttore, sento il dovere di dare un contributo di informazione a quanto riportato ieri sul suo giornale. Va innanzitutto premesso che la difficile situazione delle carceri, che ho ereditato quando mi insediai alla guida del Dap, nel dicembre scorso, affonda le sue radici nei decenni che ci precedono, e che hanno visto mutare profondamente le caratteristiche della popolazione detenuta e il numero stesso dei «ristretti», oltre che le prescrizioni relative all'edilizia penitenziaria con l'introduzione del nuovo regolamento nel 2000.
Con riguardo al tema delle strutture penitenziarie, vengono rappresentate in unico contesto situazioni differenti, sulle quali tutta la nostra amministrazione ha provato a dare risposte efficaci.
Per quanto concerne le strutture mandamentali menzionate nell'articolo vale la pena di ricordare che esse erano già tutte presenti e inutilizzate sotto la gestione di precedenti amministrazioni. Si tratta degli istituti di Ales; Arena; Bono; Carbonia; Cropalati; Cropani; Francavilla Fontana; Irsina Ghilarza; Licata; Orsara; Petilia Policastro; Soriano Calabro; Sanluri; Santavi; Squillace; Terralba.
Se chi mi ha preceduto ha ritenuto di dovere approvare il trasferimento ai Comuni di gran parte di esse, la ragione sta tutta nella loro antieconomicità. Le carceri, infatti, hanno bisogno di personale che garantisca la sicurezza esterna in misura fissa, di educatori, di presidi amministrativi, tecnici e contabili che prescindono dal numero di detenuti presenti. Chi conosce il carcere sa che le strutture grandi, assicurando maggiore capienza, consentono di ottenere «economie di scala» proprio a causa dell'impiego delle risorse fisse. Se dovessimo aprire le strutture mandamentali, che mediamente hanno una capienza di 20-30 detenuti, il rapporto risorse umane/detenuto vedrebbe una impennata, e, per recuperare il personale, dovremmo dunque chiudere istituti grandi, o sezioni di essi. La conseguenza sarebbe quella opposta a quella che lei auspica: ossia una diminuzione drastica della capienza disponibile. Ogni possibile impiego di nuove strutture deve infatti tener conto del personale allo stato disponibile e della impossibilità di assumere altri agenti a causa del blocco delle assunzioni in atto.
Un problema diverso è quello costituito dalle strutture parzialmente o totalmente chiuse per ristrutturazione. Nella prospettiva di una economia di scala, e per ovviare ai tempi lunghi che comporta la costruzione di nuove carceri - la cui realizzazione, giova sottolineare, rientra tra le competenze del ministero della Infrastrutture - è stato già varato ed è in via di attuazione un ampio programma di ampliamento di alcuni istituti e di recupero e ristrutturazione di altri, precedentemente del tutto o parzialmente inutilizzati. Siamo infatti ben consapevoli del fatto che strutture valide efficienti e capienti siano alla base di ogni buona politica penitenziaria. Tutte devono essere migliorate e condotte al livello di efficienza descritto nel nuovo regolamento penitenziario del 2000. Ma ciò ovviamente richiede risorse economiche in misura allo stato assolutamente non disponibili. Ciò premesso è subito da aggiungersi che sono già in corso lavori di ristrutturazione che comporteranno un miglioramento della situazione logistico-strutturale dei nostri istituti.
Venendo in ogni caso alla precisa situazione degli istituti di pena, citati dal suo giornale, le illustro la situazione in atto e le attività in corso.
La Casa circondariale di Pinerolo è stata da tempo chiusa in quanto inadeguata sotto il profilo strutturale e restituito alla locale Amministrazione comunale, proprietaria della struttura. È stata programmata la realizzazione di un nuovo penitenziario, ma l'opera non risulta finanziata.
Relativamente alla Casa circondariale di Pontremoli, attualmente attiva come sezione femminile staccata della C.R. di Massa, è in corso di valutazione una possibile trasformazione ad una particolare tipologia di detenuti, al fine di deflazionare le presenze detentive della C.C. di Firenze Sollicciano.
La struttura di San Valentino, costruita dal Comune ed acquisita dall'Amministrazione, risulta non attivata a causa dei consistenti costi, stimati in circa 2 milioni di euro, necessari per l'adeguamento della stessa alle finalità penitenziarie.
La Casa circondariale di Gragnano, realizzata dal Comune ed acquisita dall'Amministrazione nell'anno 2000, è stata successivamente chiusa per cedimenti strutturali nel sottosuolo, in quanto costruita su cave di tufo e caverne.
Per la struttura di Morcone, è stato stimato in Euro 1,5 milioni di euro il costo necessario per consentirne l'attivazione, mentre per gli istituti di Bovino e Mileto i costi per l'attivazione sono stati stimati in oltre 4 milioni di euro per ciascuna struttura.
Per l'istituto di Casamassima non esiste alcun provvedimento di chiusura, anzi è in corso una trattativa con il Comune, trattandosi di struttura di proprietà dello stesso, per mantenerne la funzionalità.
Per quanto attiene alla nuova Casa circondariale di Reggio Calabria, la cui realizzazione avviene a cura e con fondi del Ministero delle Infrastrutture, è stato ultimato un 1° lotto di interventi per circa 150-200 posti detentivi. Restano da realizzarsi interventi di completamento per circa 15 milioni di euro. Il relativo stanziamento, seppure disposto con decreto interministeriale, non è più disponibile in quanto il suddetto ministero delle Infrastrutture non ha appaltato i lavori in tempo utile.
Per l'istituto penitenziario di Gela, ex casa mandamentale costruita dal Comune, essendo l'opera ultimata e collaudata, è in corso la consegna a questa Amministrazione della struttura per l'attivazione della stessa.
La Casa circondariale di Tempio Pausania è stata chiusa provvisoriamente per condizioni fatiscenti. Successivamente il Comune ha eseguito i relativi lavori di ripristino, ma ad oggi non ha provveduto a fornire gli atti di collaudo dei lavori, necessari per l'attivazione della struttura.
Per la Casa circondariale di Udine, causa le pessime condizioni strutturali, è stata avviata la ristrutturazione dell'istituto per lotti funzionali. Il primo lotto dei lavori, riguardante le sezioni maschili è stato ultimato, mentre nel programma triennale 2008-2010 è previsto il finanziamento per la ristrutturazione della sezione femminile.
Per quanto attiene la Casa circondariale di Terni, le notizie apparse non risultano corrispondenti alla realtà, in quanto per nessuna nuova struttura penitenziaria risultano avviate gare o lavori.
In ordine alla struttura sportiva realizzata a fine anni '90, a cura e spese del ministero delle Infrastrutture, in prossimità della Casa circondariale di Bologna, si rappresenta che a causa del fallimento dell'impresa esecutrice dei lavori è stato possibile acquisire solo recentemente il bene, con la conseguente necessità di dover realizzare lavori di sistemazione a causa delle condizioni di abbandono del sito.
Per la Casa circondariale di Ancona non risultano particolari problematiche sotto il profilo edilizio. Circa la scarsa presenza detentiva essa è legata alla scarsità di personale, numericamente inadeguato rispetto al fine di garantire regime di detenzione e trattamento in linea con il vigente regolamento.
L'Istituto penitenziario di Spinazzola risulta attivo e funzionante.
La Casa circondariale di Gorizia, a causa delle pessime condizioni strutturali della struttura e dell'insufficienza cronica di spazi da destinare a scopi trattamentali, risulta effettivamente parzialmente chiusa.
Chiarito che a questo dipartimento non va ascritta alcuna inadempienza con riferimento alle situazioni oggetto dell'articolo pubblicato, non va dimenticato che, grazie alle attività finalizzate alla creazione di nuovi posti detentivi concretamente intraprese dal dipartimento, potrà disporsi di n. 3356 nuovi posti.
Nel salutarla cordialmente, e nell'auspicio che quanto illustrato abbia chiarito i termini dello sforzo che questo dipartimento, insieme al ministro, sta concretamente realizzando, esprimo l'aspirazione, gentile direttore, che in questo contesto di impegno e di trasparenza, si attenuino sensibilmente le polemiche su questo mondo della giustizia e del carcere, cosicché ciascuno possa contribuire con proposte concrete a migliorare un sistema che può incidere sulla qualità della vita in questo Paese.
*Capo dipartimento
dell'Amministrazione penitenziaria