Quelle "suppliche" dei vecchi garibaldini

Trenta lettere autografe
firmate da Depretis saranno battute all'asta. Il leader della Sinistra storica chiedeva aiuti per le ex camicie rosse in difficoltà economiche

Milano - I favori chiesti ai politici non fanno più notizia. Ma la storia di un gruppo di soldati volontari che, dopo aver combattutto fianco a fianco di un condottiero, chiese un aiuto raccomandandosi a questo o quel politico, fa comunque riflettere. Sono tornate alla luce le suppliche dei "garibaldini" che parteciparono alla spedizione dei Mille nel 1860, accompagnate dalle lettere di raccomandazione che Agostino Depretis, allora capo della Sinistra storica in parlamento, rivolse al governo del neonato Regno d’Italia affinché elargisse sussidi economici ai superstiti del corpo di volontari che al comando di Giuseppe Garibaldi era sbarcato in Sicilia occidentale conquistando il Regno delle Due Sicilie. Trenta lettere autografe firmate da Depretis, tutte scritte nel 1862, saranno battute dalla casa d’aste Bloomsbury a Roma mercoledì 18 giugno con una stima intorno a 1.600 euro.

Nella lettera del 17 aprile 1862 Depretis, che due anni prima era stato nominato da Garibaldi dittatore pro-tempore della Sicilia, raccomandava al segretario del ministero degli Interni l’istanza di tre garibaldini per un sussidio; lo pregava altresì di mandare mille lire per soccorrere le famiglie di due maggiori garibaldini morti in battaglia.

Di notevole interesse storico la lettera del 28 aprile del 1862, nella quale Depretis informava il segretario degli Interni di essere "letteralmente e quotidianamente assediato da garibaldini e specialmente dai Mille che chiedono soccorso e pane". L’allora ministro dei Lavori pubblici scrisse quindi al presidente del Consiglio Urbano Rattazzi pregandolo di "prendere un provvedimento anche provvisorio per questi due o trecento superstiti di mille".

In attesa di una risposta dal presidente del Consiglio, Depretis pregava il segretario degli Interni di fargli il piacere di "disporre alcune centinaia di franchi" per cinque volontari garibaldini, di cui fornì i nominativi. Toccante e sofferta la lettera del 10 maggio 1862 in cui dichiarava di "doversi scaricare la coscienza" raccomandando al segretario "tre poveri infelici, che fecero parte della spedizione di Marsala e che ora versano in bisogni urgentissimi". Lo pregava di dare un sussidio di un centinaio di lire a ciascuno: "Le loro sofferenze ti assicuro che mi riescono intollerabili".