A quelle tavole si decidono le strategie della politica

Al tavolo d’angolo, in fondo a destra: «Assaggia questa focaccia, senti com’è soffice. E comunque, guarda, io quello lì, come assessore, non ce lo vedo proprio. Ancora un po’ di Vermentino? Dai, ché intanto oggi, coi sindacati, non ci dovremo scaldare troppo...». Intanto altri due, nella saletta di sinistra (ma viene concessa bipartisan): «Dobbiamo lavorare per convincerlo a fare il segretario. Poi, magari, chissà, potremmo anche mandarlo a Roma. Che ne pensi?». E l’altro commensale, di getto: «Come fanno la pescatrice, qui, non l’ho mai mangiata. A proposito, dove l’hai pescato, quello lì? Va be’, proviamo. Ma sentiamo prima cosa ne pensa il resto della coalizione». Storie di ordinaria politica, fra i tavoli dell’«Ippogrifo», il ristorante di via Gestro alla Foce frequentato sì dai buongustai, ma anche da amministratori e politici che l’hanno eletto terreno preferito di elaborazione di strategie con accompagnamento enogastronomico. Pare, anzi, che la cucina firmata fratelli Vaccaro favorisca la composizione e ricomposizione di alleanze e candidature. ma anche di future clamorose rotture. Sempre all’insegna della par condicio: a parte i leader nazionali - si sono seduti qui, tanto per dire, il Cavaliere e il Professore, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini (l’unico a chiedere anche il dessert e a congratularsi a fine pasto con titolari e personale) -, ci trovi spesso il presidente della Regione Claudio Burlando (pesce crudo e vino siciliano) e il senatore di An Giorgio Bornacin col capogruppo del partito in Regione Gianni Plinio (una passione per i funghi). Prenotano, ma con minore frequenza, anche l’ex governatore Sandro Biasotti («prima di tutto il pesto, poi si vedrà») e l’assessore comunale diessino Mario Margini, mentre quando viene a Genova non salta un turno il senatore azzurro Luigi Grillo, croce e delizia dello chef Maurizio Palmieri per via di quella voglia matta di peperoncino che distribuisce in quantità industriale anche sulle verdure di contorno. Meno assidua, da queste parti, la «sindaca» Marta Vincenzi, che da cuoca eccellente preferisce la cucina autarchica, a differenza del predecessore a Tursi, il professor Giuseppe Pericu, che ha scelto spesso questi tavoli per gustare primi piatti e focaccine calde, e - pare - anche per decidere la «rottura» con Rifondazione.
Si fa vedere più spesso, da qualche tempo, Arcangelo Merella, che, da quando ha lasciato l’incarico di assessore al Traffico, riesce finalmente a gustarsi i manicaretti parlando di quanto ci guadagnano i socialisti a restare fuori dal Partito democratico. Assidui sono anche il consigliere regionale di Forza Italia Matteo Rosso (buona forchetta, anche se molto selettiva) e l’ex collega nella Sala verde e affermato manager Fabrizio Moro. A proposito di manager, ma anche di professionisti e imprenditori: navigano volentieri da queste parti l’armatore Stefano Messina, il consigliere di amministrazione dell’Enac Franco Pronzato, il rampantissimo Gianni Pisani, l’avvocato Andrea D’Angelo con l’altrettanto illustre «gemello» Sergio Maria Carbone. A volte, persino il principe Cesare Castelbarco Albani «tradisce» il suo Europa di Galleria Mazzini per le specialità dei Vaccaro, mentre il professor Paolo Armaroli non tradisce mai: per lui, l’Ippogrifo è diventato una piacevole consuetudine genovese, prima di mettersi alla scrivania e comporre, nero su bianco, gli apprezzati commenti politici al vetriolo.
La Regione è ben rappresentata anche da Luigi Morgillo, capogruppo di Forza Italia, e Nicola Abbundo, omologo dell’Udc. Entrambi buongustai. Come Rosario Monteleone, vicepresidente «margherito» del consiglio regionale, che ha individuato fra queste mura, in questa atmosfera soft e soprattutto nelle qualità acustiche del locale - puoi allungare il collo fin che vuoi al tavolo vicino, ma non riuscirai mai a capire di chi si sta parlando - il posto ideale per tessere la tela di Penelope delle alleanze. Magari prendendo lo spunto dall’articolo - pure questo con tanto peperoncino - appena uscito sul Giornale, il quotidiano che non manca mai sul tavolino all’ingresso (insieme agli altri naturalmente, solo un po’ più evidente, aperto sulle pagine di Genova e Liguria). Impossibile, in ogni caso, registrare i commenti e le voci, i progetti e i «siluri», che i frequentatori Vip si scambiano allo stesso tavolo o, a occhiate, da un tavolo all’altro. Resta il fatto che nessuno, in città, ormai contesta l’evidenza: all’Ippogrifo si concludono molti degli accordi della politica. Alla stessa maniera come si decreta la fine di un’intesa, tra una tagliata di aragosta su passatina di ceci e un piatto di gamberi in insalata catalana. Con la complicità, naturalmente, di un bicchiere di Pigato.