QUELLE «TRAME» ROSA DI RADIODUE

Il manuale ideale dedicato al tema «Come si fa la radio», d’estate impone una radio più leggera, da ascoltare in spiaggia, che scorre addosso come una doccia fresca. E gli autori di Trame - il programma di Radiodue in onda tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 12,15, fino al 16 settembre - hanno preso il manuale alla lettera. O, forse, piùcheallalettera.
Il che è contemporaneamente la piccola forza e la grande debolezza di Trame, dove le trame si intendono nel senso più completo del termine. Quello, per intenderci, che davano le nostre nonne quando filavano. Perché solo in Italia e fra i dietrologi di tutto il mondo la parola «trama» assume una connotazione esclusivamente negativa, associata a tutte le peggiori nefandezze della storia. Ma, in realtà, la «trama» è un’arte difficile e nobile, qualcosa di straordinario.
Ecco, l’idea di Trame è prorio quella. Come spiega lo scrittore e giornalista tornese Gian Luca Favetto, conduttore e papà dell’appuntamento mattutino di Radiodue: «Quelle che vogliamo raccontare sono le storie che corrono nel tempo presente. Storie che nascono dall’attualità. Eventi, persone e personaggi che possono dare vita a una narrazione popolare. Cerchiamo di raccontare i fatti senza cadere nei luoghi comuni, trasformando le notizie e i ricordi in storie. Per capire meglio gli avvenimenti, e anche divertirci, proviamo a narrarli con parole nuove». Tradotto dal favettese alla radio significa parlare di Vasco Rossi e dei don Chisciotte di oggi, di storia e di Mike Bongiorno, di Vietnam e delle nozze di Totti e Illary o di quelle di Ricucci e Anna Falchi (bella puntata quella sulle trame rosa). Oppure di scienza. Sempre in compagnia delle telefonate degli ascoltatori che - nelle intenzioni - dovrebbero fare la trasmissione. E in compagnia anche di un testimonial illustre, da Lucia Annunziata a Luciana Littizzetto, da Enrico Deaglio a Bruno Gambarotta. Fino ai fuoriclasse: Laura Curino o Marco Paolini.
Belle intenzioni. Poi, nella realizzazione, Trame perde un po’ di effetto. Da un lato perchè l’ansia di «dover essere» leggeri a volte allontana la leggerezza vera dalla trasmissione. Dall’altro perchè non sempre i testimonial sono all’altezza. E, soprattutto, si ha l’impressione che Trame sia una trasmissione troppo «torinocentrica». Il che, visto che va in onda dagli studi Rai di Torino, è anche comprensibile. Ma il fatto che anche la stragrande maggioranza degli ospiti sia del giro sabaudo sicuramente aggrava la situazione.
In due parole: il filo è buono. Ma le Trame troppo spesso sono un po’ sfilacciate.