Quelle urla dalla finestra preparando la "guerra" con l’incubo dell’audience

Tempi ristretti, alta tensione e sigarette: così i "santorini" hanno montato la puntata dell’orgoglio e del pregiudizio. Due giovani: "Santoro resisti per noi". Travaglio alla nostra giornalista: ti divertirai...

Roma Il viso è bianco come il cielo di oggi. Le occhiaie sono accentuate. I capelli in disordine, il passo lento. Non si può dire che non abbia lavorato. Alle tre e mezzo del pomeriggio Michele Santoro si affaccia a Borgo Sant’Angelo non al meglio di sé.
La stanchezza lo fa buono: «E perché ti dovrei mandare a quel paese?». Si avvicina a una bella macchina argentata: «Come va? Va che non ho ancora mangiato, mi capisci. Scusa eh. Ciao». Ciao. Gentile, ma dalla porta da cui è uscito non si può entrare. L’accesso è vietato, le uniche domande si possono fare dal marciapiede.
Vista dalla strada, la redazione di Annozero è un fortino anche quando Santoro va a fare merenda. È difficile aprire una breccia in questo ingresso ma anche nella corazza di una redazione che in quattro ore difende tutto: trasmissione e vignetta, attacco alla protezione Civile e Vauro. «È satira»: così lo chiamano quel disegno sulle «cubature dei cimiteri» dell’Aquila. Di Vauro sospeso dalla Rai dicono solo che «è in vacanza a San Pietroburgo», come dire beato lui.
Tutti i ragazzi di Santoro mostrano un’aria di sfida: stasera si va alla guerra, «ci abbiamo fatto l’abitudine», racconta chi esce a fumarsi una sigaretta. Si può parlare con loro solo sull’asfalto: «Abbiamo respinto anche l’Unità», fa sapere un giornalista. Rimane quindi la strada, via di sacerdoti e suore, perché qui siamo vicinissimi al Vaticano. Solo i vetri aperti raccontano.
Dalle finestre del primo piano si sente qualche urlaccio e poi l’audio dei servizi al montaggio. Fino a martedì sera la trasmissione doveva trattare temi economici. Poi la necessità di tornare al terremoto. Arriva una sensazione di lavoro frenetico: la puntata è in parte da montare, è stata pensata e girata in quarantotto ore per tornare sull’onda lunga delle polemiche seguite alla scorsa trasmissione. Santoro si è presentato alle 9 del mattino e con i suoi collaboratori ha fissato la scaletta e seguito il montaggio. I ragazzi della redazione sono tutti giovani: «Si lavora, non abbiamo tempo per le polemiche».
Marco Travaglio si presenta. Arriva alle 4 e mezzo del pomeriggio trascinando un trolley. Una monaca è appena passata nell’altra direzione portandosi appresso un carrello delle spesa. Travaglio ha lo sguardo divertito: «Vedrai stasera ti divertirai, ti divertirai...». Per scrivere il suo pezzo contro Il Giornale, o quantomeno per perfezionarlo, ci ha messo due ore e mezzo: alle 7 di sera torna fuori e se ne va.
Un giornalista va a mangiare un panino: «È una giornata normale. Non abbiamo cambiato nulla nella scaletta dopo il richiamo dei vertici Rai». E la vignetta? «Anche nell’antichità la satira si faceva così». Sui morti? Nessuno cede. Non c’è la minima traccia di autocritica, la breccia qui non si apre, il cuore è altrove, «si lavora». È l’orgoglio di Annozero, la certezza che stasera forse si potrebbe arrivare a un’esplosione di audience. È così? «Non lo dire, che porta male», rispondono. È come aver detto una parolaccia.
Cambio di scena: Teatro delle Vittorie, un’ora e mezza alla messa in onda. Qui invece si può entrare, ci sono anche altri giornalisti. Il conduttore Santoro adesso è rivestito e truccato: «Abbiamo letto la lettera di sospensione - dice salendo le scale - si tratta soltanto di una puntata. Vauro per noi non se n’è mai andato». Il contrattacco sarà la chiave della serata, ormai è chiarissimo.
Anche il giovane pubblico vuole questo: «Ci aspettiamo che Santoro resista!», esclamano alcuni ragazzi davanti a un piccolo rinfresco offerto dalla trasmissione. Ma non è così per tutti: ci sono due figuranti in disparte. Soli, scuotono la testa: «L’altra trasmissione non ci è piaciuta, Santoro ha esagerato a attaccare la Protezione Civile, quella vignetta è oltraggiosa». Due dissidenti nel regno di Annozero. Due eroi pazzi.
L’ospite della Protezione Civile Titti Postiglione arriva in tuta mezz’ora prima delle nove: ha appena lasciato l’Aquila. La vogliono portare al trucco, ma lei si oppone. Entra in scena così, come è arrivata dalla tendopoli. Anche lei va alla guerra in questo fortino dove oggi ci si schiera più che mai. Con il suo viso stanco e solo due figuranti a farle il tifo.