Quelle visite di D’Alema: «Supererete le difficoltà»

Nel 2003 il tentativo di ricucire lo strappo con l’ente. Ma il disastro è annunciato. E l’inchiesta s’impantana. Il pm: tempi lunghi...

da Argenta (Ferrara)

In molti sono passati da Argenta. L'ultima volta Massimo D'Alema da queste parti si è visto il 13 febbraio 2003 per fare la pace dopo un brusco strappo tra i Ds e il gran capo della Coopcostruttori. Ai dipendenti riuniti disse: «So che avete molti amici, supererete le difficoltà». Quattro mesi dopo venivano portati i libri contabili in tribunale.
Quanti sapevano del disastro, annunciato da dieci anni? Molti. Sicuramente i sindaci di Argenta, i segretari del partito, i vertici dei Ds, i vertici locali, provinciali, regionali e nazionali della Lega coop.
Dicono che nel '96-97 la Quercia diede l'aut aut a Donigaglia perché si facesse da parte. Lui la prese come un affronto: «A me che sono stato anche in galera?!». E si buttò su Cossutta, quando Armando e Fausto Bertinotti erano ancora una coppia di fatto e Rifondazione voleva ritagliare una propria area nella cooperazione rossa. Di questo amore tardivo restano le interrogazioni, dal vago effetto surreale, dei deputati del Pdci, Gabriella Pistone, Angelo Muzio e Marco Rizzo tuonanti nel 2000 e nel 2001 contro la Guardia di finanza di Ferrara che aveva osato avviare delle verifiche sulla Coopcostruttori. Nerio Nesi s'è fatto vedere nel 2000 quand’era ministro del governo Amato.
Da qui è passato anche Antonio Di Pietro, prima come magistrato, e poi ha voluto reincontrare l'ex nemico-amico appena caduto nella polvere. Un bel gesto. Resta da capire perché, se i bilanci della Coopcostruttori secondo i commissari straordinari sono tutti falsi, ai tempi di Mani pulite nessuno se ne sia accorto.
Comunque, Donigaglia deve aver imparato che vale sempre la vecchia regola: fuori dal partito sei un uomo finito. Lo sbarco in Sicilia nel '99, con l'acquisto di Hera Spa, è stata l'ultima avventura o una mossa disperata, una pagina oscura. Don Tullo, il parroco di Argenta, più volte dal pulpito ha invitato: «Chi sa, parli». Risposte: zero. Qualche spiegazione in più potrebbe venire dalle buste con i proiettili spedite a Donigaglia nel '98, dal pacco bomba finito nelle mani della moglie Marilena il 16 gennaio 2003.
Lui, il «patriarca rosso», ha accusato che ad aver strangolato Coopcostruttori sono stati i ritardi, sempre più dilatati, nel pagamento degli appalti da parte degli enti locali e degli enti pubblici: tutti in mano ai Ds. Con una punta di perfidia un anno fa ha scritto: «A proposito del rapporto tra la Cooperativa e il Partito potrà essere di maggiore aiuto chi tra i dirigenti Ds nel periodo '93-95, nei momenti più difficili, mi faceva visita ad Argenta nel mio ufficio».
Ma su questi aspetti difficilmente potrà fare luce la Procura di Ferrara. Bancarotta preferenziale sarebbe una delle ipotesi di reato, oltre ai bilanci falsi, alle fatture gonfiate. La voce si rincorre tra i tavolini dei bar di Argenta. L'inchiesta in corso da due anni è forse la più blindata d'Italia. Ombretta Volta, il sostituto procuratore, dice solo: «I tempi sono ancora lunghi».
L'avvocato Fausto Tarsitano, il legale storico di Donigaglia, elenca: «Ha avuto 30 processi e 29 assoluzioni: per l'ultimo la Cassazione ha azzerato tutto e ha ordinato alla Corte d'appello di rifare il processo. Quanto alla Coopcostruttori Donigaglia non ha ricevuto nulla. Questo non vuol dire che non sia indagato, voglio dire solo che non ha ricevuto alcun avviso di garanzia».
Per il resto, l'impressione è che da questo capitolo di socialismo reale, piantato sulla via Adriatica, tra Ravenna e Ferrara, si stia uscendo come ladri nella notte.