«Quelli che...» battono in ritirata Su La7 immagini da guerra civile

«Quelli che il calcio e... » hanno fatto ciò che quegli altri del calcio e... il ministero degli Interni non sono riusciti a fare. Un’ora e un quarto di trasmissione parlando della brutta storia, e poi saluti a tutti. Via con un film e un comunicato: «Il carattere leggero, allegro e satirico del programma non si sarebbe conciliato con il clima di queste ore domenicali». E neppure con le facce truci degli ultras interisti e laziali, che stavano manifestando e urlando davanti alla sede milanese di corso Sempione. Bene, se non fosse che Massimo De Luca, Fulvio Collovati e Marco Tardelli, cioè «quelli che seguono...», facce di circostanza e stretta tenuta casual come se l’abito buono fosse rimasto a casa, non avessero rischiato di perdere il testa a testa giornalistico con Sky, ovvero quelli che seguono il calcio come una macchina da guerra. De Luca annuncia l’annullamento di Roma-Cagliari e quelli c’erano arrivati cinque minuti prima. Sky manda in diretta la conferenza stampa del questore di Arezzo e la Rai ci arriva dopo un po’ lasciando raccontare all’inviata.
La giornata televisiva è vissuta fra mille tormenti e inverosimili atmosfere. Colpa dei fatti, non certo di chi li raccontava, anche se l’accusa all’informazione è arrivata proprio da uno di noi. Poco dopo le sei della sera, Paolo Liguori ha fatto sobbalzare Piccinini durante «Controcampo»: «Una certa disinformazione durata tre ore ha inasprito gli ultrà». Sarà! Ma dopo, l’informazione è stata straordinariamente tempestiva per chi seguiva Sky: servizi, immagini, commenti. Tutto e subito. Seguito naturale dei telegiornali che avevano instradato la nostra domenica sulla via di un colpo al cuore (il ragazzo morto), del disorientamento (un poliziotto ha sparato) e della paura (ora cosa succederà?). È successo di tutto e di peggio. Sky alternava gol e commenti alle parole dure di Mario Sconcerti che non andava per il sottile nei confronti della polizia. Italia 1 ha lanciato la domenica nera aggrappandosi alla preziosa puntualità di Irene Tarantelli, inviata ad Arezzo, maratoneta del video che ha raccontato tutto per ore, senza mai smettere di farci sapere: «Noi della stampa non abbiamo avuto il permesso di fare domande al questore di Arezzo». Ecco, strisciante o no, la sensibilità giornalistica ha fatto intendere che gli ultras erano da condannare, ma la polizia aveva molto da spiegare.
Molto togata Raiuno, che ha atteso l’orazione di Pippo Baudo per dare un segnale di scuotimento. «Tifosi riflettete, il lutto va onorato senza delinquenze. Cerchiamo di esser fratelli, non nemici». Mentre poco prima Buffon aveva spiegato a Sky che questa storia è molto diversa dal caso Raciti e il calcio va salvaguardato e Prandelli, allenatore della Fiorentina, aveva ammesso: «Forse era meglio fermarsi tutti».
Ogni tanto qualcuno parlava di calcio, quello giocato, quasi scusandosi. Una chicca commovente l’intervista di «Controcampo» a Lorenzo De Silvestri, calciatore della Lazio amico di Gabriele Sandri. De Silvestri legge l’ultimo sms arrivato dal ragazzo, spedito ieri all’alba. «Aveva lavorato come dj fino alle sei e si stava mettendo in viaggio per Milano». Ma poi è bastato sintonizzarsi su La7 per dimenticare l’umanità e sentirsi in un clima di guerra civile: momenti da Cnn, tambureggiamento frenetico di notizie e immagini provenienti da Roma. Forse il momento televisivo più tormentante. Altro che strizzar d’occhio agli ultrà. Meglio rifugiarsi nel finalino tragicomico di «Controcampo». Sacchi che dice: «Qui comanda barabba». Mughini che paragona tutto all’odio razziale negli Stati Uniti. Esagerato, cosa stai dicendo? Gli dicono in studio. Lui si scusa, risata, sipario.