Quelli che chiedono a Napolitano di far sparire via (o piazza) Tito

Via il nome di Tito dagli 11 comuni d’Italia che ancora dedicano una strada al maresciallo jugoslavo, boia di istriani, fiumani e dalmati. Non solo: bisogna cancellare le alte onorificenze concesse dal Quirinale negli anni passati al capo partigiano ed ai suoi carnefici, che si sono macchiati del sangue italiano. Lo chiedono al presidente Giuseppe Napolitano, il sindaco di Calalzo di Cadore, Luca de Carlo ed il suo assessore Antonio Da Col. Due «giovani», nati negli anni settanta, che hanno deciso di onorare con una denuncia forte il Giorno del Ricordo delle foibe e dell’esodo.
«Sarebbe un segnale fondamentale per ricomporre le tragedie della storia, se Lei decidesse di accogliere il comune sentire delle nostre genti, - scrivono a Napolitano - ritirando le onorificenze a Tito (oltre che ai suoi colonnelli) e contestualmente disponendo la rimozione in tutto il Paese dei toponimi a essi intitolati».
Le vie dedicate a Tito, in giro per l’Italia, sono almeno 11, secondo una ricerca dell’Associazione degli esuli Venezia Giulia e Dalmazia. A Reggio Emilia troneggia la via Josip Broz Tito. Il 25 gennaio è stata respinta una richiesta di Pdl e Lega di cancellarla. «Nonostante tutto è stato un grande statista» ha detto Luca Vecchi, capogruppo del Pd. In Emilia Romagna c’è una folta concentrazione di strade dedicate al maresciallo: a Parma, affiancata a via Anwar Sadat, il presidente egiziano ucciso dai jihadisti, a Campegine e Montecavolo. Via Maresciallo Tito spicca anche a Cornaredo, in Lombardia. In Sardegna a Nuoro e ad Ussana, in provincia di Cagliari. A Palma di Montechiaro (Agrigento), gli amministratori hanno superato se stessi ricordando Tito in compagnia di altre due vie dedicate a Che Guevara e Mao Tse Tung. Lo scorso anno i comuni italiani che omaggiavano il mandante delle foibe e dell’esodo erano 12, ma il sindaco di Scampitella, in provincia di Avellino, ha promesso di proporre al Consiglio comunale di abolirla.
Gli amministratori di Calalzo che si sono rivolti a Napolitano hanno chiesto che vengano tolte anche le onorificenze concesse dall’Italia a Tito ed i suoi boia, come aveva denunciato il Giornale domenica raccogliendo la protesta degli esuli.
«Presidente - concludono De Carlo e Da Col nella lettera al Quirinale - nell’anno delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia, sarebbe un atto che finalmente contribuirebbe a sanare in parte la ferita del confine orientale, rendendo il giusto tributo alle migliaia di vittime».