Quelli che condannano il gesto violento ma solo perché «porterà voti a Berlusconi»

AUTORETE L’ex Idv Franca Rame: «Una cazzata: ha reso il premier un martire». Serracchiani (Pd): «Ne uscirà mediaticamente più forte»

RomaPerché l’ha fatto? Mannaggia a lui. Perché non ha preso la metropolitana per tornarsene a casa, domenica pomeriggio? Mannaggia a lui. Perché quel souvenir appuntito a forma di Duomo non se l’è messo sul comodino, in camera da letto o in soggiorno, invece di lanciarlo in faccia al Cavaliere? Mannaggia a lui. Già. Mannaggia a Massimo Tartaglia, che alla fine dei conti, si riflette nell’opposizione (a onor del vero in maniera minoritaria), ha fatto pure un bel regalo di Natale al premier. Altro che danno fisico e morale. Perché in realtà, con il suo gesto violento - pur sempre da condannare pubblicamente, ci mancherebbe, altrimenti tocca sorbirsi gli anatemi di quei trinariciuti del Pdl - ha fatto passare per vittima quel furbacchione di Silvio Berlusconi. Che sogghignerebbe compiaciuto, secondo il ragionamento, nella sua stanza d’ospedale.
Insomma, «questo ragazzo ha fatto una grandissima cazzata», perché «così facendo, Berlusconi è diventato un martire». Parola di Franca Rame, attrice di primissimo piano e lungo corso, consorte di Dario Fo ed ex senatrice dell’Idv. Pronta, ai microfoni di Cnrmedia, a spiegare così le ragioni della «cazzata» commessa dal quarantaduenne di Cesano Boscone. E convinta, in cuor suo, che anche il Tartaglia «se ne renderà conto». D’altronde, «a cosa è servito» quel lancio oltre la transenna? A nulla, visto che «la violenza è inutile e va sempre condannata». Giusto. E «mi spiace per quello che è successo a Berlusconi». Ben detto, ma... «Ma questo ragazzo ha reso un grosso servizio a Berlusconi».
Sipario? No, ad andare in scena su questo filone non è solo la Rame. Nel ruolo di spalla si cimenta infatti la democratica Debora Serracchiani, europarlamentare plurivotata alle scorse elezioni di giugno. Che parte bene, con la sua nota - nel giorno in cui il segretario del suo partito, Pierluigi Bersani, stempera i toni e fa visita al San Raffaele al presidente del Consiglio -: «Di fronte a una faccia insanguinata, la mia reazione è di profondo rammarico e solidarietà». Poi, però, si fa prendere forse un po’ dalla foga del momento. Magari per non apparire seconda neppure ad Antonio Di Pietro: «Nemmeno io sono una buonista ipocrita». E allora, cosa dice la Serracchiani? «Non dobbiamo perdere di vista il fatto che, qualitativamente, c’è un baratro tra lo scontro politico o la violenza verbale, anche durissima, e l’attacco fisico a una persona». Vabbè. E «per quanto mi riguarda, questo è un limite invalicabile che vale per tutti senza eccezioni, senza sorrisetti e senza inopportuni distinguo». Ma la dichiarazione prosegue. «Non solo credo sia fuori luogo qualunque strumentalizzazione politica su un fatto in cui la politica c’entra assai poco - aggiunge l’europarlamentare - ma mi chiedo pure se non sia chiaro a tutti che da questa triste vicenda Berlusconi può uscirne solo mediaticamente rafforzato». Ecco il punto. Per capirci, il gesto scellerato in fondo farebbe gioco solo a chi l’ha subìto. Concorda il Partito marxista leninista italiano: «Consideriamo un atto errato l’aggressione a Berlusconi perché giova unicamente a lui».