Quelli che dicevano... Una figurina? No, una figuraccia

di Riccardo Signori

Quanto vale una figurina di Beckham? Ora almeno sei milioni di sorrisi (considerando circa 8 milioni il totale dei tifosi milanisti). Quante vale una figuraccia su Beckham? Almeno sei milioni di chiacchiere spese a vanvera. Ecco, oggi il mondo intorno al Milan è diviso fra amanti della figurina e titolari della figuraccia. Beckham è diventato un sogno, un caso, una piacevole sorpresa. Quanto prima era un incubo, un sospetto, una indisponente mossa di marketing. Oggi il Milan vive nel suo «sognando Beckham». Ma ce n’è voluta prima di ammettere: chi se lo aspettava?
Vero, chi se lo aspettava così vispo, utile, disciplinato, atleticamente dignitoso, tatticamente perfetto. Conoscevamo la bontà del piede, ne abbiamo visto l’effetto. Che si è tradotto in affetto. Quest’anno il mondo Milan ha dovuto combattere due guerre delle figurine: la prima con l’arrivo di Ronaldinho, la seconda con quello di Beckham. Del primo si discutevano le abitudini fuori campo e la forma atletica. Del secondo l’utilità calcistica e il breve tempo di soggiorno, che pareva solo e soltanto a uso e consumo personale. Ronaldinho ha diviso e ancora mette tutti contro tutti, non solo nell’opinione pubblica. Beckham dapprima ha unito: uffa, con questo marketing! Poi ha convinto.
Pochi (ma riscontrabili) avevano adombrato: d’accordo sono tre mesi, perché non sfruttarlo senza porsi altre domande? Il Milan ha problemi di uomini, tanto meglio se Beckham servirà. Era più facile ragionare secondo logiche sorpassate, talvolta stantie. Ci si è messo anche Platini, dicendo: per tre mesi non vale. Già, ma Quaresma quanti mesi è rimasto all’Inter? Questo è un calcio che continua a dimostrare la faccia della sua imperfezione. Beckham doveva essere una trovata pubblicitaria a sminuire il valore del pallone. E invece, ora, ci sono cervelloni fumanti, taluni ben pagati, a spiegare il mistero della magia di questo inglese resuscitato a uso di Capello, del Milan e del piacere di essere tornato nel calcio che conta. Anzi, ha fatto di più: ha equilibrato il Milan nel gioco del centrocampo, lo ha bilanciato, reso più sicuro e deciso, quanto non gli riusciva nemmeno con Gattuso in campo e come non sarebbe capitato con Flamini. Gli eterni scontenti non mancheranno mai. Ma comunque vada: ha vinto Beckham.